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Il sovranismo non si esprime contro le interferenze. Ci vuole il permesso straniero per governare l'Italia?

Francesco Storace
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Sovranisti di tutto il mondo, sparpagliatevi. C’è da restare a bocca aperta sul silenzio di politici, intellettuali, personalità varie che hanno fatto spesso riferimento alla tutela fortissima dell’identità nazionale, contro ogni ingerenza. Europea e americana. Ma sarà la postura preelettorale o lo stesso conflitto russo ucraino, non si sente nemmeno una flebile voce contro questa strana mobilitazione di chi evidentemente comanda nel mondo e persino all’interno di casa nostra. Giusto contestare il faxismo dei sindaci – in larghissima parte rossi – che si pavoneggiano con le firme a sostegno di Draghi. Ma diventa inaccettabile che siano governi esteri a doverci dire che cosa debba fare la politica italiana. Draghi a tutti i costi, dicono dall’America e dall’Unione europea. Ma in Italia qualcuno ha protestato per la manovra anti Johnson in Gran Bretagna?

 

 

Eppure si tace. Sembra quasi – anzi senza il quasi – che non si debba contraddire il potente alleato di Washington alla vigilia delle nostre elezioni, ora o fra otto-nove mesi. Perché la sovranità limitata esige che bisogna essere graditi a loro, non basta che ad esprimersi sia il popolo italiano… È come se il sovranismo sia improvvisamente sparito, alla vigilia di una svolta politica. Per cui bisogna stare con la guerra senza se e senza ma. Che, per carità, ci può stare, ma non per convenienza geopolitica ma semmai per convinzione. Non vorremmo veder tornare l’era della genuflessione che pareva di un’altra epoca. E ci chiediamo chi sarebbe oggi capace di replicare quella Sigonella che rese tutti orgogliosi di quel che aveva fatto Bettino Craxi.

 

 

Gli appelli striduli che arrivano da oltreconfine turbano, infastidiscono, sono una cappa pesante sulla democrazia italiana. Draghi deve essere valutato dagli italiani, dalla politica che hanno scelto e non da chi pensa di eterodirigere le nostre istituzioni. E spiace che nessuno abbia ancora il coraggio di notarlo con serietà.