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I Cinque stelle hanno una sola strada: fuori dal governo Draghi

Francesco Storace
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In effetti, “sarebbe inimmaginabile una resa dei Cinque stelle al governo Draghi Di Maio”. La frase che davanti alla Camera sussurra uno dei deputati rimasti fedeli a Giuseppe Conte la dice tutta sullo stato d’animo che percorre la pancia di un Movimento che sta precipitando nei sondaggi.

Morire combattendo diventa la parola d’ordine. Ed ecco perché improvvisamente non diventa più un problema campale la resistenza al divieto di terzo mandato. I parlamentari vogliono dimostrare che non hanno il terrore di restare senza poltrona, ma adesso sentono il dovere di far ballare Mario Draghi.

Il premier è sotto accusa per aver trascurato il ruolo di Conte come capo del primo partito in Parlamento fino a quando lo è stato. E poi per aver quasi avallato, incoraggiato, spinto la corposa scissione di Di Maio e soci. Perché sessanta parlamentari fuggiti in una notte pesano, eccome se pesano.

 

 

Se sentite dire ad un qualsiasi grillino rimasto nel Movimento che “l’appoggio al governo non è in discussione”, sappiate che pensa esattamente il contrario. Draghi deve finire malamente, costi quel che costi.

Ripete l’onorevole intercettato davanti Montecitorio, e non è colpito dal caldo mentre dice la sua in forma anonima: “Vogliono ammazzarci e pensano di trovarci già stesi all’appuntamento deciso da loro?”.

Vero, Beppe Grillo non vorrebbe sfasciare tutto, ma la fedeltà al Movimento ha un prezzo e sta nella radicalizzazione del conflitto. Mica c’è bisogno di proclamare le dimissioni dei ministri. È sufficiente dichiarare l’appoggio esterno al governo e lì si vedrà quanti altri – tra ministri e sottosegretari – resteranno alla corte di Draghi.

 

 

E poi, la corrida in Parlamento, nelle commissioni. Tentando di darsi un tono nel Paese, dove i Cinque stelle hanno un enorme bisogno di recuperare troppi consensi persi, E il rapporto col Pd? “Starci da schiavi non ha senso, la politica è rapporto di forza, dobbiamo rendere Di Maio ininfluente e poi vedremo che vorrà fare Letta”. Pare di capire che i peones attendano solo l’arrivo di Di Battista.