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Il paradosso sarebbe Di Maio col Pd e Conte con Leu: il campo largo si restringe…

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Francesco Storace
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Aiuto, mi si è ristretto il campo largo.
La sorte di Enrico Letta non ha più la freccia indirizzata verso Palazzo Chigi. La deviazione l’ha imposta Luigi Di Maio con la scissione più strana della storia.

 


Accade infatti che la strada verso le politiche del 2023 ora si faccia ancora più accidentata. Già il primo turno delle amministrative ha visto la supremazia di un centrodestra che, seppur litigioso, è ancora la prima coalizione elettorale d’Italia. Ma lo scontro interno ai Cinque stelle frantuma tutto, sogni del Pd compresi. Opposizione aspettami.
Poi, le modalità incomprensibili dello scontro Conte-Di Maio certo non aiutano. Perché alla fine si dividono, perdona la supremazia parlamentare a vantaggio della Lega, ma sostengono lo stesso governo, gli stessi ministri, non cambieranno nemmeno una seggiola nelle commissioni. Una scissione così è davvero una commedia.

 


Enrico Letta spera che comunque generali senza esercito di rivolgano a lui. E questo potrebbe essere il destino di Di Maio, ma non dei suoi sessanta onorevoli seguaci: difficile che il Pd possa donare il sangue fino a questo punto. 
Ma Conte, che farà l’ex premier con i suoi fedelissimi? Mica li porterà in dotazione a Leu, come incredibilmente si vocifera pur di veleggiare nello schieramento di centrosinistra. E i voti per competere sulla scheda elettorale, quanti gliene rimarranno ai pentastellati dopo questa strambata dimaiana?
La situazione è terribilmente complicata. A questo si aggiungano i veti dei centristi proprio su Conte – per Calenda anche su Di Maio – che renderanno ancora più rischiosa la navigazione di Letta. Sì, il campo largo si è davvero ristretto e non c’è traccia di resurrezione per i progressisti di casa nostra.
Ad aiutarli ci può pensare solo il centrodestra, con scelte sciagurate che ogni tanto lo caratterizzano nel territorio. Magari questa volta lo Stellone italiano li aiuterà a non sbagliare più?