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Vogliono ridurre la Chiesa al silenzio: il caso Verona

Francesco Storace
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La Chiesa del silenzio era altra cosa, la opprimevano i regimi dell’Est europeo. Ci si tolga dalla testa di poterlo fare anche a Verona. C’è un vescovo di indubbio coraggio e coerente: monsignor Giuseppe Zenti. Nelle scorse ore ha fatto rumore una sua riflessione-appello in vista del ballottaggio di domenica prossima a Verona. Sono insorti i soliti mangiapreti rossi, che brigano per far diventare sindaco Damiano Tommaso: hanno letto come un invito a sostenere il sindaco uscente Federico Sboarina le parole del vescovo. Domanda: e che male c’è - e non è certo stato così esplicito monsignor Zenti - se la Chiesa invita a non deflettere dai valori dell’uomo? Forse è indifferente rispetto ad essi la vittoria della destra o della sinistra? Lo dice lui stesso: “Il vescovo avrà il diritto e il dovere di illuminare le coscienze, o no ?". 

 

 

Quel riferimento alla famiglia “voluta da Dio e non alterata dall'ideologia del gender" ha evidentemente colto il problema dei tempi nostri. E una sinistra che vuole sovvertire l’ordine naturale è impazzita. Monsignor Zenti non ha certo detto di maledire le coppie dello stesso sesso. Ha solo detto che non equivalgono alla famiglia tradizionale. E nemmeno ha indicato uno dei due candidati: “Sono entrambi cattolici, e sono persone valide, e io evidentemente non mi schiero con nessuno dei due".

 

 

Ma i fedeli, ribadisce "devono esaminare più attentamente l'area culturale da essi rappresentata e quali valori essa propone o mette in discussione". La sinistra non sopporta proprio questo: per ipocrisia. È quello che d’altronde da da anni.  Per lo schieramento che sostiene Tommasi si tratta di un’ingerenza. Ma invece è una ovvia e trasparente considerazione, in assoluta coerenza con quanto professato. Pretendere la resa della Chiesa rispetto ai propri valori, questo sì, è davvero inaccettabile.