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Assolto papà Boschi, ora se la prendono con la figlia Maria Elena

Francesco Storace
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Un po’ ridere e un po’ indignarsi. Perché sul web – magari sono quelli che non si sono messi in fila per i referendum sulla giustizia – l’esercito dei troll è dispiaciuto per l’assoluzione di Pierluigi Boschi, genitore di Maria Elena.

Giù botte da orbi, “e allora chi è stato a mandare in rovina i risparmiatori di Banca Etruria…” e cose del genere. Insomma, non la caccia al colpevole, ma la caccia a un colpevole. Parliamoci chiaro, quando si scrive è difficile trovare santi e anche a noi colpì la vicenda del padre banchiere della ministra. Il sospetto ti viene, ti prende le viscere, ti fa salire la rabbia. Ma nel diritto come nella vita bisogna saper discernere: e se la giustizia decide che non c’è reato di cui dover discutere ne prendi atto e se hai esagerato chiedi scusa.

In fondo è quello che chiede proprio la Boschi, che ha pianto per quella che considera una assoluzione-liberazione. E se si permette è anche normale, perché esistono ancora i sentimenti in una società dominata dalla violenza distruttrice del web. Chiunque fosse stato convinto delle colpe del padre della Boschi ha il dovere di prendere atto di una sentenza. E invece si assiste a una specie di corrida per cui il nemico resta lo stesso. Passi indenne o quasi (perché il processo è già una pena, dicevano i saggi di un tempo) il giudizio del tribunale, mai quello dei social, che non mutano opinione di fronte al tempo che scorre.

Alla Boschi rimproverano di non tacere, come se fosse una colpa gioire per la fine di un incubo. Certo, i risparmiatori ora dovranno chiedere alla giustizia e allo Stato chi ha provocato loro un bel po’ di casino e di guai economici. Ma ora si sa chi non è stato. “Il fatto non sussiste”, ha stabilito il tribunale. E non te la puoi prendere con chi risulta innocente. La giustizia è questa. Sennò è vendetta.