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Meloni e Salvini costretti più di prima ad andare finalmente d'accordo

Francesco Storace
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Di fronte a un popolo non puoi più permetterti di sbagliare. E sbagliare significa innanzitutto stizzirsi, litigare, offendersi. Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno la grande opportunità, di qui a un anno, di governare questo Paese assieme a Silvio Berlusconi. E hanno il dovere di garantire maturità e affidabilità agli italiani, senza più le liti a cui abbiamo assistito.

Alle amministrative gli elettori hanno offerto un’indicazione di ruolo alla Meloni. Se hanno un senso le parole sin qui pronunciate da tutti nella coalizione, sarà lei a giocarsi la partita della premiership del centrodestra. Creando una squadra come finora non è stato fatto da nessuno, da proporre prima del voto delle politiche.

La sinistra vuole celebrare anzitempo il funerale di Matteo Salvini, senza capire che, male che vada, se lo ritroverà ministro dell’Interno. Difficile immaginare festeggiamenti dalle loro parti.

Probabilmente ci troveremo un centrodestra più bilanciato e dialogante anzitutto al suo interno, se davvero si vorrà vincere la partita prima anziché rischiare la governabilità dopo. In troppi aspettano di cogliere l’occasione del dopo elezioni per abbattere un governo di centrodestra. La coesione nell’anno che precede il voto sarà fondamentale per evitare guai nei cinque successivi.

Certo, c’è un problema, chi sta nel governo Draghi e chi si oppone. La Meloni ha lanciato un segnale ai suoi alleati, forse precipitosamente. Ma anche Salvini e Berlusconi sanno che quell’epoca sta finendo e l’innamoramento popolare verso il premier si sta già volatilizzando.

È evidente che per riuscire nell’obiettivo il centrodestra deve finalmente uscire dal nervosismo che ha caratterizzato i rapporti interni degli ultimi mesi. “Perdere” più tempo assieme nelle riunioni e insieme nelle manifestazioni è quello che ci vuole per restituire fiducia alla pubblica opinione: l’eccessivo astensionismo registrato domenica non induca a facili ottimismi.

La Meloni ha fatto passi in avanti sul piano elettorale di gran lunga superiori a quanto ci si poteva aspettare. E se Salvini e Berlusconi devono mordere il freno è proprio per il tributo che hanno dato al governo Draghi. Con una premiership più affine per valori e identità politica avranno entrambi solo da guadagnare rispetto alla convivenza forzata con gli “alleati” attuali di governo.