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Cancel culture a Livorno con quel no ad una strada per Oriana Fallaci 

Francesco Storace
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La cancel culture si abbatte anche su Oriana Fallaci. Quel voto negativo all’intitolazione di una strada a Livorno fa male. Perché indice di ignoranza e intolleranza da parte di una sinistra indisponibile ad accogliere nella nostra storia – a partire dalla toponomastica delle città – uomini e donne di cultura che si siano posti in alternativa al pensiero dominante. Fa riflettere il voto del consiglio comunale della città toscana. Quasi che si dovesse dire no a chissà quale trama nemica del popolo.

 

 

La gravità della decisione sfavorevole ad una mozione presentata da Lega e Fratelli d’Italia non può restare sottotraccia. Si parlava, nell’occasione, di una delle più importanti espressioni della cultura nazionale del Novecento. E il no pronunciato al documento che proponeva di dedicarle una strada nemmeno c’entra con l’iniziale e bizzarra tesi di estraneità alla città. Che è durata lo spazio di un mattino.
No, in questo caso si è esplicitata l’avversione ad un pensiero libero. Quella grande donna italiana si è vista negare il ricordo di una targa stradale proprio per quello che scriveva. Vietato. La denuncia dell’integralismo islamico, innanzitutto, e del ruolo sacrificale delle donne. Un fenomeno “letto” come una specie di aggressione dell’Occidente e non del suo contrario, semmai. Le cronache dell’assemblea consiliare livornese raccontano di alcuni esponenti politici concionare su una Fallaci contraria ai matrimoni gay, tentando persino di evidenziare come "Oriana sia stata portatrice di intolleranze".

 

 

Per fortuna che non è stato ancora tolto a Livorno il diritto di parola per chi invece era favorevole all’iniziativa. Tra i promotori, il capogruppo di Fdi Andrea Romiti che si è dichiarato “molto dispiaciuto che il Pd e la sinistra livornese abbiano fatto fare questa brutta figura alla nostra città. Hanno definito quasi xenofoba una straordinaria intellettuale non capendo che le provocazioni della Fallaci servivano a comprendere il dolore delle donne perseguitate in alcuni paesi dove regna l’estremismo islamico”. Aggiungendo una denuncia precisa sulla faziosità della sinistra: “Livorno non ha ancora cancellato da una targa nel centro cittadino il nome di Stalin, definito ancora oggi un compagno”. Ma questa è la sinistra italiana e non solo livornese…