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La Lega insiste con Draghi e Mattarella, che tacciono sui referendum. Lunedì farà ancora più caldo

Francesco Storace
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La domanda che comincia a circolare nel Palazzo è semplice: ma che succede se Sergio Mattarella e Mario Draghi continuano a tacere sulla censura ai referendum giustizia di domenica prossima?

E’ insistente la Lega, e in particolare il suo leader Matteo Salvini. Praticamente ogni giorno chiede che le massime autorità dello Stato si pronuncino per sollecitare finalmente il massimo di informazione sulla consultazione.

Ma entrambi tacciono. Eppure Salvini non è un passante qualsiasi, bensì uno dei leader importanti della maggioranza di governo. Lui potrà sorridere se vinceranno i sì e soprattutto se ci sarà il quorum necessario per rendere valida l’affluenza alle urne elettorali. In quel caso sarebbe una rivoluzione nella giustizia.

Ma se il quorum non dovesse esserci, sia Draghi che Mattarella, con il loro silenzio, sono sicuri che il leader della Lega manderà giù il rospo così facilmente?

Già si immaginano le conseguenze politiche interne alla maggioranza di governo e/o nella stessa Lega. Chi è contro Salvini tenterà di utilizzare l’occasione.

Ma soprattutto Draghi proprio per questo non potrà dormire sonni tranquilli. Perché il suo governo ha fatto di tutto per sabotare i referendum. Anzitutto fissandoli a metà giugno. Poi riducendo a una giornata la possibilità di votare anziché lasciando l’opportunità di farlo sia la domenica che il lunedì. E ancora, il silenzio informativo a partire dalla Rai. E infine la trovata delle mascherine ai seggi.

Tutto questo accade in presenza di una denuncia dettagliata della Lega e nel silenzio del premier. Che nemmeno attraverso il suo ministro della Giustizia trova il fiato per suggerire al procuratore della Repubblica di Trieste di non dire che arrestare trafficanti di droga non sarà più possibile, come ha fatto ieri. Nessuno abolisce la flagranza di reato, ad esempio. E anche per questo Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, ha presentato un esposto contro quel magistrato imprudente.

Ad ora questa è la situazione, in effetti. Di referendum, a un pugno di giorni dal voto, si parla poco e si dicono persino cose che non rispondono al vero. E qui riaffiora la domanda: che fanno il Colle e Palazzo Chigi? Lunedì sarà sicuramente una giornata molto calda. E non solo meteorologicamente.