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Tre sfide per Conte. Arrivano tutte a giugno

Francesco Storace
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Il momento delle convenienze arriva anche per Giuseppe Conte e questo mese lo deve usare per decidere. Sì certo, si dovrebbe agire più per convinzione che per convenienza, ma mai come in un momento come quello attuale c’è bisogno di saper cogliere quel che si presenta si fronte. Sono lontani i tempi in cui Conte governava con alle spalle un Movimento arrivato al 34 per cento o giù di lì. Una potenza enorme, di gran lunga il primo partito in Italia e in Parlamento. Poi, il patatrac. Il calo progressivo dei Cinque stelle, le amnesie sulle parole d’ordine agli elettori, l’inesistenza nel territorio, l’arrivismo di troppi personaggetti.

 

 

Giugno può essere il mese della svolta se Conte si sa giocare la partita. Ci saranno tre giornate decisive, una delle quali già si sa che andrà male: il 12, giorno delle amministrative. I pentastellati sono già rassegnati al peggio. Il 7 giugno nuovo verdetto giudiziario legato alla leadership di Conte in un incredibile congresso giudiziario del Movimento. Comunque vada - perché i ricorsi non finiranno mai - decida che fare da grande. Se resta mummificato tra i Cinque stelle Conte non avrà futuro politico. Se si fa il partito suo, magari può aspirare a qualcosa di meglio. Infine, il 21 giugno, quando si voterà in Parlamento sulla guerra. E lì si misurerà la sua stoffa.

 

 

Deciderà lui o Di Maio la linea di M5s? Se prevarrà la linea governo sta, Conte sarà spacciato. E lo sa. Ma è lui che deve decidere, e a prescindere da Enrico Letta. Restare in una condizione di sudditanza col Pd non aiuterà i pentastellati a riemergere con facilità. In Italia c’è un ampio spazio di opposizione al sistema dominante ed è certo che Conte dovrà riflettere prima di dire no ad un nuovo posizionamento. Ne va del suo futuro politico.