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Centri sociali violenti. Tutti zitti se minacciano la Lega

Francesco Storace
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C’è un clima davvero incandescente, nelle piazze si ricomincia con la violenza, si punta a impedire di parlare agli avversari. Non è un buon sintomo per una politica che diventa sempre più intollerante: nel vuoto delle idee prevalgono le mani lunghe.

Stavolta è accaduto a Genova, protagonisti i soliti centri sociali, che hanno negato al partito di Salvini di svolgere una manifestazione in una sala che era stata regolarmente prenotata. Come se fossero loro, i “compagni”, a poter decidere chi possa avere o meno diritto di parola.

“Le sedi dei leghisti si bruciano col fuoco, ma con i leghisti dentro sennò è troppo poco”, cantavano quei brutti ceffi.

Riecheggiando così slogan che pensavamo sorpassati, che Autonomia operaia e similbande dedicavano ai “fascisti” e alle sedi del Msi.

Questo accade in conclusione di una campagna elettorale per la città e per i referendum sulla giustizia. E Tra i teppisti dell’estrema sinistra figurava - così è stato detto - anche un consigliere comunale dei Cinque stelle. Il che sarebbe davvero grave.

Ma quel che fa più riflettere e sbalordire è il silenzio dei partiti. Pd e M5s non hanno profferito verbo, Giuseppe Conte ha bisbigliato che non gli sembra possibile, ma quanto a condannare violenza insensata nemmeno gli è passato per la testa. Né a lui né a Enrico Letta.

Una riedizione in pratica del facciamoci i fatti nostri se non succede a noi. Lo fanno sempre e lo hanno rifatto ancora una volta, non rendendosi conto di che razza di errore si commetta così.

Un atteggiamento abbastanza incomprensibile - diciamolo - per paura di perdere qualche spicciolo di voti nella sinistra estrema. Ma non è così che si ricostruisce quella democrazia celebrata con la festa della Repubblica.

La violenza rossa non aiuterà il centrosinistra a legittimarsi come alleanza di governo, se lo mettano bene in testa sia Letta che Conte.