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La vittoria di Stefania Craxi può provocare il capitombolo del governo Draghi

Francesco Storace
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A Palazzo il mormorio è insistente: il capitombolo avvenuto in commissione Esteri al Senato porta con sé almeno quattro conseguenze. E stai a vedere che la vittoria di Stefania Craxi non abbia come conseguenza prossima la sconfitta dell’Americano di Palazzo Chigi.


Anzitutto va registrata l’imperizia, l’inesperienza, il tonfo clamoroso di Giuseppe Conte. Il quale ha sicuramente le sue ragioni per lamentarsi della slealtà altrui. Quella commissione era toccata a uno dei suoi che lui, per senso di responsabilità, aveva sacrificato, Petrocelli il Russo… E hanno ripagato la sua disponibilità con bel altra moneta.
Ma è Conte il politico che può vantare coerenza? Il suo ancora breve curriculum, con le maggioranze contrapposte alla guida dell’esecutivo, dice di no. E quindi l’amaro calice è toccato a lui.
Al naufragio del presidente M5s corrisponde – seconda conseguenza - la sconfitta di una sinistra che seppure aggrappata al suo alleato di stagione, è incappata anch’essa in fuorigioco. Enrico Letta non ha capito nulla di quello che stava accadendo nella maggioranza, il tranello che stava per subire la sua variopinta coalizione giallorossa. E le ha buscate pure lui. Perdere in questa fase la commissione esteri è un brutto colpo.
È anche in terzo ordine una rivincita della storia. Col nome di Craxi – basti ricordare Sigonella per i meno giovani – si sconfiggono i massimalismi ancora presenti in una sinistra che non sa che cosa fare da grande. Sembra improvvisamente riaprirsi la stagione in cui il Pci – padre del Pd – non poteva fare altro che opporsi.

 


Ma su tutto si staglia anche la brutta figura del governo di Mario Draghi. Conte lo ha confessato: aveva mandato il suo ministro D’Incà a svelare al premier che cosa stava succedendo in commissione esteri, le manovre che aveva fiutato. Risultato: Draghi non si è voluto impicciare ed è successo il patatrac. La scusa è che il governo non si occupa delle dinamiche parlamentari. Ma questo è vero in tempi normali. A guerra in corso, la commissione esteri non è proprio una postazione indifferente per la politica internazionale del Paese. Altrimenti non avrebbero fatto di tutto per spodestare Petrocelli. Draghi sta sottovalutando l’incidente…