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Giustizia, si parte. Ma la svolta saranno i referendum

Francesco Storace
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Tutti entusiasti, ma le voci del Palazzo suggeriscono di aspettare prima di stappare champagne. La riforma della giustizia approvata dal Consiglio dei ministri è solo un primo passo. Manca ancora passaggi necessari per far capire un profondo cambiamento del sistema e bisognerà lavorarci ancora.
Per ottenere il via libera, Mario Draghi ha dovuto infatti garantire ai partiti un dibattito libero in Parlamento e senza voti di fiducia. Non è tanto per parlare di condivisione. Ed è certo che sul tema potrebbero formarsi alle Camere le maggioranze più diverse per ottenere finalmente un impianto più garantista rispetto a quello attuale.

 


Per carità, c’è lo stop alle porte girevoli tra magistratura e politica; c’è la riforma del sistema di votazione del Csm; ma aspettiamoci tanti di quegli ostacoli sul cammino legislativo della riforma Cartabia che chissà quanto tempo dovremo parlarne ancora. Chissà quanti comunicati dell’associazione magistrati toccherà leggere per vedere approvate le norme. 
Sicuramente ha ragione chi dice che il dado è tratto, perché ora l’argomento è all’ordine del giorno. Ma è probabile che il cammino sarà più accelerato non appena il 15 febbraio la Consulta dovesse dare il via libera allo svolgimento dei referendum popolari promossi dalla Lega di Salvini e dai radicali.

 


La rivoluzione della giustizia può avere impulso solo da lì e sarà una bella prova alla quale sarà chiamato il sistema politico.
Dai referendum passa la volontà degli italiani che stavolta, a differenza del passato, non sarà aggirabile da pasticci di Palazzo. L’esperienza del passato insegna che ci vorrà una vastissima mobilitazione popolare.
Se tutti i partiti si sentono le mani libere rispetto alla riforma Cartabia è bene che i paletti insormontabili siamo fissati dagli elettori. A cominciare dalla necessità di garantire che chi sbaglia paga. Ne abbiamo viste troppe di magagne giudiziarie per non pretendere finalmente un sistema rigoroso per decisioni prese con superficialità nel giudizio sulle persone.