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Gentiloni se ne esce davvero male con i balneari. Li difende Salvini

Francesco Storace
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Il prossimo scontro sulle rive del mare. Vertenza balneari, ormai ci siamo. L’Europa pretende di mandare sul lastrico gli attuali concessionari. È la solita storia di una nomenclatura insensibile alla tradizione di un paese, al lavoro di intere generazioni, alla dedizione ad un settore che ha bisogno di chi sa lavorare. Eppure insistono. Ci si mette pure Paolo Gentiloni, commissario dell’Unione designato dall’Italia e che si è scordato la sua Patria. Con una dichiarazione assolutamente inopportuna e intempestiva, Gentiloni non ha mancato di farsi notare in termini assolutamente negativi: “È molto importante investire e farlo con capacità di sfruttare al massimo quelle che sono le concessioni balneari, quindi queste concessioni vanno riassegnate attraverso meccanismi di gara”.

 

 

Non significa ignorare il lavoro fatto – bontà sua - gli investimenti fatti, le ricadute sociali della riassegnazione, ma contemporaneamente non si può ignorare il fatto che siamo in un regime di competizione e ci possono essere investitori che di questo patrimonio fanno un uso migliore”. Una dichiarazione davvero incredibile. E si becca la giusta rampogna di Matteo Salvini, che sulla circolare Bolkestein (che è all’origine della rozza campagna europea contro i balneari) ha impegnato negli anni la Lega.

 

 

Dice il leader leghista: “Indegna invasione di campo anti-italiana da parte di un commissario europeo nominato dall’Italia. Letta che dice? Il PD che dice ai 30.000 imprenditori e ai 300.000 lavoratori che rischiano di perdere lavoro e anni di sacrifici? La Lega, i suoi ministri e i suoi parlamentari stanno lavorando per una soluzione che, nel rispetto delle regole, non permetta la svendita delle spiagge italiane”. Una presa di posizione netta a tutela del lavoro italiano, che non può essere messo in difficoltà e ancora una volta da un’Europa sempre più insensibile. Sta al nostro governo evitare ulteriori danni ed è questo l’invito responsabile di Salvini.