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Da Franceschini svolta con furbizia contro il nemico politico

Francesco Storace
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Dario Franceschini “benedice” la Lega. Detta così sembra uno scherzo, è invece una riflessione politica raccontata seriamente al Corriere della sera dal ministro della Cultura. Per uscire dalla logica della contrapposizione feroce, occorre darsi reciprocamente atto – dopo la stagione del governo Draghi – della legittimazione reciproca. Che passa, secondo il Franceschini-pensiero, per la legge elettorale proporzionale. “Per cambiare – dice - la storia politica italiana”. Che il ministro ricostruisce per grandi linee: “In Italia non siamo mai riusciti a vivere l’alternanza di governo come un fattore fisiologico, come la competizione tra forze diverse che hanno però valori condivisi e che per questo non vedono nell’avversario un nemico, un pericolo”. E continua: “Nella prima Repubblica ci fu il conflitto tra Dc e Pci; nella seconda lo scontro tra anti-berlusconiani e anti-comunisti; nella terza tra europeisti e sovranisti”.

 


E’ comunque evidente la malizia nell’esponente del Pd: non possono starci a destra due forze pari al 20 per cento ciascuna, è bene “aiutare la Lega” a riposizionarsi, avendo governato assieme proprio con Draghi. A occhio e croce pare un’esca gettata per la rottura vera con Fdi, magari proprio attraverso una legge elettorale di tipo proporzionale.
Furbizia da una parte, ma anche competizione in positivo dall’altra se nel Pd la pensassero realmente tutti così. Peccato che ad ogni campagna elettorale la legittimazione reciproca diventi una bandiera da ammainare per almeno un paio di mesi, per riparlarsi civilmente solo dopo il voto.

 


È anche a sinistra che bisogna essere capaci di fare passi in avanti. Perché a destra non si capirebbe davvero la convenienza – buona fede a parte – a mostrare disponibilità verso chi ogni volta persegue disegni di annientamento dell’avversario. Se ne sono viste sin troppe per poter accettare l’offerta. E poi: perché essa diventa credibile solo con il cambiamento della legga elettorale Franceschini non lo spiega. Magari lui lo sa, ma non può dirlo in un partito ancora caratterizzato dalla sindrome del nemico da abbattere.