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Operazione repubblicani americani. Così riparte la Lega

Francesco Storace
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Matteo Salvini ha già rimesso le idee a posto dopo le incredibili polemiche scaturite a seguito del voto per il Quirinale. Se agli italiani bisogna offrire un’alternativa alla sinistra non può essere più un contenitore ricco solo di livori in cui la parola più gettonata è tradimento. Di chi e di cosa difficile comprenderlo.

Ci vogliono idee e in questo senso il “Manifesto” proposto dal leader della Lega sulle colonne del Giornale offre l’idea della prospettiva.

Anziché accapigliarsi in modo volgare sull’elezione di Sergio Mattarella - come se fosse la prima volta che da destra si vota per il Capo dello Stato - la proposta è quella di un partito repubblicano modello americano, che raduni a sé le varie culture, le confronti, le sintetizzi. Un partito unificante delle idee liberali e nazionali.

Poi, si ragionerà sulle alleanze. È come dire che se il Centrodestra deve dare un senso alla propria esistenza lo deve fare con un partito contenitore capace di rappresentare l’Italia profonda che cerca una suggestione per tornare a votare in alternativa alla sinistra. La vocazione maggioritaria praticata a destra e non più a sinistra potrebbe essere un’opzione.

Per farlo, però la Lega ha il dovere di aprire il partito agli esterni, alle capacità imprenditoriali della Nazione, alle forse culturali esistenti. Non ha molto senso offrire solo apparati: serve anche un’autoriforma delle regole interne.

Congressi aperti e partecipati per far emergere una classe dirigente in grado poi di competere con successo all’esterno.

L’alleanza? Oggi si incontra solo per le liste elettorali, che non è esattamente il massimo della politica. Ha senso proporre alleanze se c’è una politica comune. Altrimenti ci si alleerà dopo le elezioni. Tanto è quello che succede lo stesso, a prescindere dalla legge elettorale. Forse, ma pensandoci bene, il proporzionale toglierebbe un po’ di ipocrisia. E placherebbe bollori inutili.