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Poveri Cinquestelle, primi ma senza Quirinale. E hanno pure l'indagato eccellente

Francesco Storace
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Va un certo effetto vederli smarriti. Gli orfani di Beppe Grillo che si aggirano attorno alla Camera devono eleggere il presidente della Repubblica. Sono il primo gruppo per numero di grandi elettori e non conquisteranno il Quirinale. Già questo fa capire come corre veloce il tempo. In appena dieci anni, due legislature, sembrano nati e morti. Ma poi, l’insignificanza politica è quello che fa male e lo si vede dalle loro facce. I più stanno appresso alle sillabe di Enrico Letta, mica di Giuseppe Conte, che nemmeno in un’occasione come questa riesce a imporre all’”alleato” una propria strada. Eppure i numeri li avrebbero. Ma sono solo cifre e non teste pensanti. Primo obiettivo, la legislatura. 

 


E poi sanno di non potersi muovere. È crollato pure il mito dell’onestà. Azzoppati da Beppe Grillo, capitato in un’inchiesta brutta, per un reato inventato da loro, come il traffico di influenza. Magari ne uscirà innocente – lo speriamo perché non ci piace la politica macchiata – ma la botta è davvero pesantissima. Proviamo ad immaginare se la bomba fosse esplosa in casa di uno qualunque degli altri partiti e proprio in queste ore. Sarebbero saltati alla giugulare di uno dei qualsiasi dei leader, lo avrebbero linciato. Altri tempi, ora non possono più farlo.

 


Devono restare ammutoliti e proprio per il peccatuccio imputato al loro capo, che li aveva portati ad aprire la scatoletta di tonno. Che hanno pure assaggiato ed apprezzato. Ci si sono infilati dentro pure loro e dal Palazzo non vorrebbero uscire mai più. Invece, li aspetta la pala e un lavoro finalmente onesto. Forse prima, forse tra un anno. Ne resteranno in pochi se continuano a farsi dettare le regole del gioco da chi li sta usando per i propri fini: il nemico loro si chiama Pd e non lo capiscono.