Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Enrico Letta ha sempre preferito Berlusconi rispetto ai Cinque stelle

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

Il “Grande” di Enrico Letta riferito a Silvio Berlusconi e ritirato fuori in questi giorni non deve meravigliare. Perché è nell’atteggiamento mentale dell’attuale segretario del Pd. Quella parola sussurrata davanti ad Angelino Alfano era il giudizio sul Cavaliere nel momento in esprimeva – inaspettato – la fiducia al suo governo. Aveva sparigliato, portando Forza Italia in dote al nuovo presidente del Consiglio. Si dirà, Letta pronunciò quel “Grande” per interesse diretto a governare. In realtà il giudizio positivo – ma poi ribaltato comunque dal ribaltone che estromise Berlusconi dal Senato, quindi non fidarsi – era stato reso noto anche in precedenza. Nel luglio del 2012, governo Monti imperante, Enrico Letta era “solo” vicesegretario del Pd. A metà mese – il 13 per la precisione – Letta tranciò un giudizio netta in un’intervista al Corriere della Sera. “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo“.

 

 

Una botta autentica a quelli che oggi considera i suoi alleati di riferimento, i pentastellati. Peggio di Berlusconi, il che è tutto dire. Ovviamente, tutto è legato all’interesse del momento, ma intriga la coincidenza anti grillina. Si era alla vigilia delle politiche del 2013, con l’ingresso dei Cinque stelle in Parlamento, prima dell’esplosione del 2018. Il Pd non voleva prenderle nel suo campo di origine, preferiva che si rafforzasse – ma senza vincere le elezioni – il rivale storico pidiellino anziché quello nuovo e più pericoloso.

 

 

Adesso, invece, Berlusconi torna ad essere il nemico pubblico numero uno del Pd e dei suoi alleati, con aggettivazioni davvero incomprensibili trattandosi del leader di una forza politica con cui governano e che vorrebbero separare da Salvini e Meloni per starci ancora assieme. Ma questa è la politica fasulla dei giorni nostri, in cui le convinzioni lasciano spazio alle convenienze. E così Enrico Letta pensa di poter guidare alla vittoria la barca piddina. Ma rischia di infrangersi sugli scogli. Si può cambiare opinione, ma non in maniera così sfacciata.