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Non ha senso inseguire i novax sulla morte di David Sassoli

Francesco Storace
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Girando per la città non ho trovato una sola persona che non sia stata colpita dalla morte di David Sassoli. Tranne un paio di screanzati messaggi su whatsapp, il dialogo con le persone ha riguardato la triste fine di una personalità definita unanimemente gentile. Che non capita a tutti i politici. Perché vuol dire capacità di rispettare l’altro, anche nella profonda avversione di idee. Sassoli era indubbiamente altro da noi rispetto alla politica, ma sapeva che cosa vuol dire dialogare. Anche sui temi più controversi.

 

 

Poi, a colpire la pubblica opinione, l’età – appena 65 anni – e la notorietà derivante anche dai suoi trascorsi giornalistici. Per tanti anni ci ha accompagnato la sera dal Tg1 delle 20. Poi, la malattia. Che non era il Covid. Si era beccato una polmonite, aveva perso le difese immunitarie, se ne è andato all’improvviso per chi non sapeva quanto stesse male. Ed oggi, a rivedere le fotografie più recenti, la sofferenza di Sassoli la si legge proprio nella faccia. Ma questo non è bastato ai soliti impostori che vogliono gettare fango ovunque. Sui social abbiamo letto frasi orribili, che però non devono essere rilanciate tanto per smuovere indignazione.

 

 

Perché se è bello mostrare una politica finalmente capace di rispetto verso chi sale in Cielo, non è uno spettacolo degno quello di chi polemizza sulle volgarità lette nei confronti di chi muore. Tanto a quella gente il rispetto non glielo mette in testa nessuno. Basta scrivere vergogna sotto un post orribile, un tweet delirante e passarci sopra. Perché montarci sopra una polemica diventa davvero stancante: sono due anni di combattimento tra Si vax e no vax e ancora bisogna stare a tirarsi i capelli quando scompare una persona conosciuta e apprezzata anche da chi non la pensava come lui? Sobrietà ci vuole, e da parte di tutti. Il balletto attorno ad una salma diventa qualcosa di orribile. Lo abbiamo scritto anche per chi ha rifiutato assurdamente le cure in terapia intensiva perché antivaccinista, figuriamoci se non debba valere in memoria di David Sassoli.