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Autogol contro la Raggi: si tampona come tantissimi italiani

Francesco Storace
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Uno stupido autogol. Non si può definire altrimenti lo scoop di cartone di Repubblica contro Virginia Raggi. Prontamente cavalcato (a vuoto) da Carlo Calenda, in ansia da prestazione. Quel che è accaduto è presto detto. L’ex sindaca – che tempo addietro è rimasta vittima del Covid – stava facendo la fila davanti ad una farmacia per il tampone. Come sta succedendo ad un numero enorme di cittadini italiani.  Per la Repubblica, quell’immagine scattata alla Raggi equivale ad appiopparle la divisa da novax. Ormai siamo alla caccia all’uomo, in questa caso donna… In realtà Virginia Raggi non stava facendo nulla di illegale. E non ha neppure i fatidici 50 anni per assoggettarsi all’obbligo vaccinale. Perché dunque tutta questa curiosità? Per evidente speculazione politica. Per sciacallaggio. Tanto è vero che un solo politico si eleva a censore della Raggi: il solito Carlo Calenda, che infila la lama chiedendole pubblicamente se è vaccinata. Come se fossero fatti suoi.

 


A noi pare davvero insensato scendere in polemica per un tampone. E l’ex sindaca ha fatto bene a rispondere con garbo sulla necessità di ascoltare più i medici che politici in cerca di meschina visibilità. Anche perché chi il Covid lo ha avuto davvero deve seguire i consigli del proprio medico e non i rimproveri dei soliti noti.
Purtroppo, più in generale si sta affermando e non da oggi, una tendenza a dividere le persone, a metterle addosso casacche a simboleggiare un’appartenenza addirittura sanitaria.

 


Ed è grave, perché così si acuisce la frattura sociale nel Paese. Ormai si percepisce odio tra vaccinati e non. E ha fatto indubbiamente bene Matteo Salvini, che certo della Raggi non è amico, a prenderne le difese contro un attacco incivile: “A tutto c'è un limite: che qualche giornale e qualche politico attacchino l'ex sindaco perché era in coda per fare un tampone, è inaccettabile”. Lo ha scritto sulla propria pagina facebook, ed il leader della Lega ha sacrosanta ragione.