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Nuovo fronte di guerra, il nucleare. E Salvini vuole che Draghi scelga tra passato e futuro

Francesco Storace
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Arriverà il momento in cui Mario Draghi dovrà scegliere da che parte stare. La parte del pesce in barile non funziona più e ora si sta aprendo un altro fronte non esattamente pacifico. Il nucleare, ad esempio, su cui il centrodestra torna all’attacco anche alla luce del disastro bollette che si abbatte per l’energia su famiglie e imprese. A Palazzo si discute molto di quel che può succedere e Matteo Salvini già vede un asse tra Pd e Cinque stelle “per frenare lo sviluppo del Paese e far pagare agli Italiani le bollette più care d’Europa. I reattori attivi nel mondo sono ormai ben 542, oltre 100 solo in Europa, oltre 50 solo in Francia. Draghi con chi sta? Col passato o col futuro?”. 

 

 

Del resto, è tutto scritto nel report di Bank of America sul caro energia (luce e gas): nel 2021-2022, gli italiani sono fra quelli che subiranno la stangata peggiore, quasi 1.000 euro in più a famiglia, con i rincari più alti in Europa nel 2022. Logica vorrebbe un intervento immediato del governo e con più miliardi, investendo di più sul gas e sulla ricerca sul nucleare pulito e di ultima generazione. A fronte di tutto questo c’è il No ideologico di Letta e di certa sinistra, incalza il leader leghista. Dire cose assolutamente normali costa a Salvini l’accusa banale dei Cinque stelle che si chiedono “quali interessi abbia la Lega dietro l’utilizzo dell’energia nucleare”. 

 

 

Evidentemente i pentastellati non riescono a vedere i rialzi generalizzati dei prezzi. La sottosegretaria leghista Gava ribatte: “Come Lega di governo siamo intervenuti per fronteggiare l’emergenza, ma vogliamo che il problema venga risolto definitivamente: l’Italia deve dotarsi di fonti più stabili e meno care, riprendere la ricerca sul nucleare di ultima generazione, che è sicuro, e puntare sul gas nazionale. Non lo diciamo più soltanto noi: anche la presidente della Commissione europea cita oggi il nucleare, che è stato inserito nella tassonomia Ue, come una fonte capace di dare un "contributo alla transizione verso la neutralità climatica”. Ma la guerra è ormai dichiarata, perché Enrico Letta ha avuto il coraggio di prendersela pure con la commissione Ue. Tanto paga il popolo.