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I virologi stanno facendo danno nella comunicazione anti Covid

Francesco Storace
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C’è voglia di frusta. I novax pretendono una nuova Norimberga per la pandemia; i sivax confinerebbero chissà dove i negazionisti e i propalatori di notizie fasulle. Si respira un clima guerrigliero, da una parte i combattenti anti siero e dall’altra quelli che li vorrebbero vedere morti (accade di leggere anche questo). Il Censis fa sapere da una propria ricerca che la gran parte degli italiani - oltre il 56 per cento - dice basta alle fake news e pretende misure severe per chi le diffonde. Sono quelli stufi di una situazione in cui non ci sono mai certezze. E se tre milioni di italiani - dato di inizio dicembre - sostenevano che il Covid non esiste, almeno per il  12,7%, la scienza produce più danni che benefici. Stiamo a posto, viene da dire. A quanto pare un italiano su dieci si fida solo delle notizie diffuse dai siti web. E il 41 per cento di chi dice no, non si informa affatto: no a qualunque fonte informativa. Un disastro comunicazionale, dunque.

 


Per il Censis il Covid suscita una marea di domande nella popolazione ad ogni livello: e ce ne rendiamo conto nelle infinite discussioni a cui partecipiamo, dalla famiglia, al lavoro per finire ai social network. Tutti pensano di sapere tutto in molti casi. E ci può stare che si sbagli nelle “ricette”.

 

 

E che succede quando a parlare sono le autorità sanitarie? Se ne fida solo il 44 per cento della popolazione europea. E di qualcuno sarà la colpa di questa crescente sfiducia.   Sono evidenti la confusione e il disorientamento di chi ha perso stima nella scienza : questo è determinato proprio da virologi ed epidemiologi che spesso creano allarme senza offrire concrete vie d’uscita se non un bombardamento di restrizioni. Forse, se parlassero di meno - e non proprio tutti - come si invoca ormai da due anni, la convivenza col virus sarebbe più serena.