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Draghi ha deciso. Il cerino è in mano al centrodestra

Francesco Storace
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Speriamo che il centrodestra cominci a pianificare una soluzione per il Quirinale. Perché ieri Mario Draghi ha aperto le danze e non l’ha mandata a dire: per il Colle lui c’è. Poi, c’è il poi…, però. Con tanto di cerino in mano. Che è presto detto. Che succede a Palazzo Chigi con l’ascesa di Draghi al Quirinale è tutto da scrivere e soprattutto se accade qualcosa. Perché tutto potrebbe precipitare alle elezioni anticipate. Prima domanda: il centrodestra che dirà oggi su Draghi al Quirinale? Sì o no?
Seconda domanda, che poi sarebbe la prima bis: ma Silvio Berlusconi al Colle vuole andarci o no?
Perché se si dice di sì a Draghi presidente della Repubblica c’è da rispondere alla terza domanda: con quale governo e soprattutto con quale premier?

 


Dice non senza la splendida perfidia di un tempo uno che di politica se ne intende ancora come Gianfranco Fini: “Appena Draghi dirà formalmente di voler accettare la sfida per il Quirinale, un secondo dopo dirà ai partiti: quale dei “nostri” ministri volete al mio posto a Palazzo Chigi?”
E sarà immaginabile lo sconquasso, perché lo scontento delle forze politiche nei confronti di un premier che le ha ridotte all’osso, si abbatterà proprio sui ministri. Mai come in questo caso varrà il detto “a ciascuno il suo”, perché ognuno vorrà regolare i conti interni. Il rischio fatale è proprio quello che potrebbe frenare l’ambizione – legittima – del presidente del Consiglio: se non c’è un governo possibile prima del voto per il Quirinale, lassù lui non ci sale.

 


E per questo leggiamo sui giornali la corsa a sfaldare il centrodestra, con una serie impressionante di nomi che vengono fatti circolare ad arte per rendere più complicata la partita. Ma la coalizione dei magnifici tre non può perdere ancora. Su Berlusconi, Meloni e Salvini pesa ancora la botta presa alle amministrative. E se vogliono riannodare il rapporto con l’elettorato, farebbero bene a ragionare innanzitutto partendo da quelli che sarebbero i desideri del nostro popolo. C’è solo un nome? O ce ne possono essere anche altri? Comincino a prendere una decisione vera.