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Sindacati giovedì in sciopero, ma il rischio sono nuove tensioni

Francesco Storace
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È oggettivamente complicato comprendere le ragioni dello sciopero generale di giovedì prossimo. Per carità, non è la manovra economica migliore del mondo quella del governo, ma non sembra sufficiente per un’agitazione del genere. E quindi qualche spiegazione in più ci vorrà.
Anche perché non c’è aria di grande mobilitazione sociale, soliti pullman e truppe cammellate a parte.
In un colpo Cgil e Uil rompono con l’esecutivo di Mario Draghi; litigano con la Cisl; non trovano sponda neppure nel Pd; sembra tutto così scriteriato…

 


Il rischio concreto è che il sindacato si faccia prendere la mano da certo estremismo rosso che non vuole più sentir parlare di Draghi e di un’alleanza composita come quella che è rappresentata dalla sua maggioranza. Il che, soprattutto alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica non suona come un buon viatico. Perché di tutto questo paese ha bisogno tranne che di nuove tensioni sociali. Già bastano quelle sul Covid e le lotte dei NoVax e NoGreenpass. 
Se il tutto si dovesse saldare in una miscela indigeribile, la gestione delle piazze sarebbe complessa assai. Anche se le ragioni dei sindacati sono opposte a quelle degli antivaccinisti, non si può mai prevedere che cosa potrebbe frullare nelle teste dei più esagitati.

 

 

Nel momento in cui il governo pare voler ridurre la tassazione, da parte sindacale parte un messaggio che sembra rimpiangere la solita manovra patrimoniale sul ceto medio, che comunque resta in agguato. Se non altro per via di quel tentativo di rivoluzionare gli estimi catastali che inevitabilmente ci farebbe maledire la proprietà della casa.
E in questo clima Landini e soci si mettono a scioperare. Ma la realtà del Paese è un’altra. Non se ne sono accorti.
Certamente porteranno in piazza del Popolo tanta gente – perché sanno organizzare le manifestazioni – ma l’effetto rischia di essere pari a zero.