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Violante fa impazzire Travaglio: sarà vilipendio continuo al presidente (Berlusconi)

Francesco Storace
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Denigrazione: Luciano Violante ha bollato senza mezzi termini la campagna offensiva del Fatto Quotidiano di Marco Travaglio contro Silvio Berlusconi. Il solo accenno ad una possibile candidatura del Cavaliere al Quirinale fa impazzire il giornale più fazioso della terra, che è arrivato addirittura a lanciare una petizione popolare contro Berlusconi al Colle. Lo ha offeso definendolo “garante della prostituzione”, tanto per marchiare un leader politico che semmai ha la sola colpa di aver battuto molte volte la sinistra alle elezioni.
L’idea che anche a Palazzo si possa affermare vittoriosamente la proposta di far salire il leader azzurro alla più alta carica dello Stato manda al manicomio Travaglio. Per lui conta solo infangarlo a ripetizione.

 


Destino che ora rischia anche Violante, che si è permesso di censurare come “offensivo e volgare” l’attacco del Fatto Quotidiano. L’ex presidente della Camera è assolutamente lineare quando critica le espressioni del giornale di Travaglio. Perché è ovvio – e ci mancherebbe altro – che si possa non condividere la candidatura di Berlusconi alla presidenza della Repubblica, ma mettere in campo un armamentario fatto di denigrazione totale è davvero incomprensibile. Oltre che controproducente.
Perché sarebbe scorretto in una elezione di tipo popolare, per influenzare gli elettori con argomenti che non c’entrano nulla; ma pensare di condizionare deputati e senatori di questa legislatura è ridicolo. Ma forse Travaglio conosce evidentemente quelli dei Cinque stelle e vuole evitare di farli scappare dal recinto…

 


Quale che sia la motivazione della campagna di demonizzazione appena avviata, appare chiaro che ci si prepara ad una specie di vilipendio anticipato del presidente della Repubblica. Il messaggio è chiaro: se passa Berlusconi, ci saranno cannonate da quel giornale.
C’è da chiedersi se sia normale tutto questo nella democrazia italiana. Perché si tratta di intimidazione a non provarci nel caso peggiore. Oppure, come dicevamo poc’anzi, di un segnale ai “suoi”.