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I soldi ci sono per gli stipendi dei sindaci, ma non per la sanità

Francesco Storace
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Tanti soldini per le indennità dei sindaci, pochi spicci per gli operatori della sanità. Il governo è sicuro di aver fatto la scelta giusta in termini di equità sociale? La domanda è naturale alla luce delle cifre del bilancio appena arrivato – con incomprensibile ritardo – all’attenzione del Parlamento. E c’è poco da fare salti di gioia per categorie che sono continuamente sotto stress per una pandemia che sembra non finire mai come quelle sanitarie. Già la Uil ha prontamente denunciato l’assenza di chiarezza sui conti. E l’approfondimento dei numeri sembra dare brutalmente ragione al sindacato.

 

 

Sembrava fatta quando il governo si è preso l’onere di annunciare importanti stanziamenti per aggiornare e riqualificare il lavoro pubblico. Pareva essere arrivati al veloce rinnovo del contratto di lavoro. Poi, la sorpresa, amara. Per i lavoratori della sanità e delle autonomie locali ci sono poco più di 5 euro/mese per sbloccare il salario accessorio e intorno agli 8 euro/mese per carriere e ordinamento. Non c’è da fare salti di gioia. La legge di bilancio stanzia la bellezza di 220 milioni di euro per aumentare le indennità di 8000 sindaci, e c’è da chiedersi se il momento giusto sia quello che viviamo ora.

 

 

Ma - è la denuncia Uil - se per le carriere di un milione di lavoratori di sanità e autonomie locali ci sono solo 133 milioni, se davvero la spinta decisa al salario di produttività per il Governo vale 5 euro al mese, allora davvero non ci siamo. Da 20 mesi i lavoratori della sanità sono impegnati a garantire i servizi in situazione di emergenza, e pensare di cavarsela con un’elemosina significa prenderli a sberleffi. Diventa davvero difficile capire come si faccia a governare in questa maniera iniqua. Le briciole se le tenga la politica. Chi opera sul campo di battaglia dovrebbe essere semplicemente rispettato, oltre le consuete chiacchiere.