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Il ministro Dadone, tutto fumo e passerella per la lotta alla droga

Francesco Storace
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Dici droga e fai danno. È la ministra Fabiana Dadone che si occupa in modo un po’ maldestro di un tema davvero delicatissimo.

E così la grillina di fumo e di governo - è antiproibizionista dichiarata - da una parte ha il merito di aver rispolverato la conferenza sulla droga, a Genova nel weekend; ma dall’altra l’ha trasformata in passerella di ministri.

Ce ne saranno dieci, nemmeno uno della Lega, e già fa chiedere che senso abbia.

Comunque la Dadone ha garantito in un’intervista all’Avvenire che il dibattito ci sarà e si potrà intervenire - bontà sua - e porre domande e suggestioni dalla platea.

Ma resta l’imperdonabile errore - le ha mandato a dire Giorgia Meloni - di tagliare fuori i protagonisti della battaglia contro le dipendenze patologiche e che da sempre, spesso nell’indifferenza delle Istituzioni e senza l’assegnazione di adeguate risorse economiche, lavorano sul fronte della prevenzione, del recupero e del reinserimento socio-lavorativo. Altrettanto grave non aver coinvolto i parlamentari competenti per materia e che compongono le Commissioni Affari sociali e Sanità di Camera e Senato. “Il ministro Dadone - denuncia la leader di Fdi - afferma che sulla droga non ci devono essere divisioni, ma le sue azioni vanno nella direzione opposta”.

Qual è l’obiettivo della conferenza? Un riforma di legge attesa per troppo tempo dal mondo dei servizi e delle comunità: quella sul Testo unico del 1990, che all’emergenza di oggi risponde con armi ormai spuntate. Ma lei dice i ragazzi ora sono travolti dall’alcol e dalla dipendenza da Internet. Guai a concentrarsi sulla tragedia droga e basta.

Il mito resta la riduzione del danno e sembra di stare fermi a trent’anni fa…

Si, ministro di fumo e di governo, di fuffa senza speranza di incidere per davvero nella lotta alla droga. Il rischio è proprio quello della propaganda senza risultati. C’è solo proprio il fumo, mancherà l’arrosto.