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Al Pd non frega nulla di far votare gli italiani sul Quirinale

Francesco Storace
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Non c’è niente da fare, per questa nostra classe politica sempre più vecchia nell’animo, dobbiamo tenerci i presidenti della repubblica nominati dal Palazzo per chissà quanti decenni ancora. La pistola fumante in questo caso ce l’ha in mano il senatore Luigi Zanda del Pd, che ha annunciato una roboante proposta di legge costituzionale sul nulla assoluto. Egli ha presentato, assieme al suo collega Parrini, una proposta di “modifica” alle norme sull’elezione del Capo dello Stato che affida la sua scelta sempre e comunque al Palazzo. Essa verte più precisamente sulla non rieleggibilità del Presidente e sull’abolizione del cosiddetto semestre bianco, durante il quale non si possono sciogliere anticipatamente le Camere, per evitare di condizionare il “corpo elettorale”.

 

 

Ma guarda un po’. Mica pensano di modificare - gli “innovatori” un tanto al chilo - proprio il corpo elettorale. Macché, per loro - quelli del Pd, purtroppo non contrastati come si deve - è meglio il suk dei gruppi misti in Parlamento anziché la scelta limpida da parte del popolo italiano. Una vergogna che si perpetua. Insomma, deve continuare a prevalere la legge dei partiti. Strutture che hanno sempre meno seguito nella società restano comunque delegate a scegliere chi può ambire al soglio Quirinalizio, precluso invece a 60 milioni di italiani che magari potrebbero dire la loro infilando la scheda nell’urna. È così che si allontana sempre di più il popolo dalla politica.

 

 

Del resto, sono gli stessi per i quali è un’anomalia se tra i grandi elettori delle regioni non ci sono sindaci. Come se averne tre, quattro o dieci su ottomila possa significare chissà quale rappresentanza popolare e non il solito mercato su a chi spetta tanto onore. Provi il lettore ad immaginare che razza di trattativa possa aprirsi per scegliere i “primi cittadini”… È un Palazzo sempre più lontano dalla realtà. L’elezione del presidente della Repubblica resta cosa loro.