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Dalla Leopolda un segnale di sfida: Renzi non pare proprio fiaccato dalla sinistra

Francesco Storace
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Ma se Matteo Renzi con la sua Italia Viva vale il 2 per cento, perché tanto accanimento contro di lui? A lavori della Leopolda ancora in corso – la convention è giunta all’undicesima edizione – la domanda è naturale. Perché leggendo le dichiarazioni che arrivano da sinistra e gli ululati che emergono dai social contro l’ex premier pare davvero di assistere ad un linciaggio, parolaio per ora, che francamente lascia abbastanza basiti.

 

 

Per carità, il Matteo di Rignano non è uno stinco di santo (né aspira ad esserlo). È un politico dotato di verve e intelligenza; e anche se i numeri elettorali non sembrano esaltanti, gli andrebbe semmai dato atto del coraggio che manifesta mettendosi sempre in gioco. E del resto ha ragione quando manifesta orgoglio per il passaggio dal governo di Giuseppe Conte a quello di Mario Draghi. Ha fatto più politica Renzi con le mosse che conosciamo che i tanti maestrini del Pd che lo rimproverano ogni 24 ore di esistere.

 

 

Alla Leopolda è andata diversa gente. Il che può far piacere o meno, ma si tratta di persone che semmai si compattano ancora di più attorno al loro leader, oggetto di una durissima campagna denigratoria. Lui, ovviamente, risponde in modo sferzante. Ma è evidente che sta pensando al futuro di un progetto politico da mettere in campo. E più lo attaccano e più si ingegna per rendere pan per focaccia. E pare anche chiaro che Renzi non troverà più la sinistra sul suo cammino, se non come avversaria. Lì si pretende ubbidienza e i segnali che manda dalla convention fiorentina sono più di sfida che di rassegnazione alla convivenza con chi lo vorrebbe morto politicamente. La prossima sfida sarà quella del Quirinale e vai a capire che cosa sarà capace di tirar fuori nella girandola di candidature che stanno travolgendo tutta la politica italiana.