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Davvero ridicola la protesta di Conte sulla Rai che si rinnova

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Possiamo sussurrare che questa storia dei Cinque stelle senza Rai (e viceversa) fa un po’ sorridere? Ed è grottesca la figura di Giuseppe Conte che lamenta di essere rimasto senza briciole. Ora, a parte il fatto che non tutti i grillini sembrano della stessa opinione del sempre più presunto capo politico, quel che lascia basiti è proprio la reazione: e io non ci vengo più.

I bambini che frignano. Al punto che Conte si è fatto infilzare dall’ex ministro Spadafora su instagram con un’immagine deliziosa: il vecchio schermo tv che recava la scritta in sovrimpressione “le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile”.

Lo schema sbagliato di Conte è stato il peggiore che si potesse seguire. Non ha detto che non si dovrebbe lottizzare nel servizio pubblico; ma ha detto che lo hanno lasciato a stecchetto. Non è stato capace di schivare la trappola, uno che ha fatto il presidente del Consiglio per ben due volte. Incapace politicamente.

Il paradosso c’è tutto. Cresciuto televisivamente grazie al lavoro di Rocco Casalino, Conte va in bambola quando si tratta della politica vera. Nel Palazzo lui si perde, mentre ormai Luigi Di Maio ci sguazza, se è vero che invece c’è proprio il suo zampino nelle nomine Rai.

In pratica la lottizzazione è buona se c’è posto per me. La lottizzazione è una vergogna solo se mi tagliano fuori.

Poi, tutto il senso dell’inesistente credibilità di Conte lo ha dato l’amministratore delegato della Rai, Fuortes, che dopo aver incassato l’ok di Draghi è andato comunque avanti come un carro armato sul pacchetto di nomine. Che, anche questo va detto, segnano un significativo cambiamento anche per le due donne al vertice di due telegiornali su tre. Al primo Monica Maggioni, al terzo Simona Sala, sono professioniste di indubbio valore. E la conferma di Gennaro Sangiuliano al secondo tiggì dà anche un sigillo ulteriormente meritocratico alle scelte effettuate. Il resto lo faranno gli ascolti. tv.