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Tra arretrati e pensione, i Cinque stelle si rifanno una vita

Francesco Storace
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Ci vorrebbe una trasmissione tv tutta per loro, “I rassegnati”. Sono i cinque stelle che hanno già capito che nel prossimo Parlamento ci sarà sempre meno spazio per loro e quindi si chiedono perché rinunciare a benefit e privilegi se la giostra finisce entro il 2023. Stando al racconto de Il Giornale di Augusto Minzolini pare che si stiano impegnando in diversi a riscuotere gli arretrati per le indennità di funzione ricoperte in Parlamento, tra presidenti, vicepresidenti e segretari di uffici di presidenza di commissione.

 

 

In principio, si sapeva solo di Nicola Morra, che fu pizzicato da Il Fatto Quotidiano ad incassare emolumenti arretrati come presidente dell’Antimafia. Lui si sarebbe giustificato con l’assunzione di un addetto stampa e ai più risulta strano che il presidente di una bicamerale già non ne disponga… Poi ci sono altri, come la celebre Paola Taverna, vicepresidente del Senato. La signora avrebbe chiesto arretrati per un periodo limitato, pare da marzo a settembre del 2020, “per dare una mano alla battaglia contro il Covid”, avrebbe scritto nella lettera agli uffici del Senato. Salvo poi smetterla a settembre dell’anno scorso - anche se la pandemia non era certo finita - ma forse qualcuno le avrà fatto notare che rischiava la carriera.

 

 

Ma ci sono altri casi ancora, che hanno messo nero su bianco le loro richieste di arretrati, costi quel che costi potremmo dire, e chi se ne frega di tornare in Parlamento che tanto saranno in pochini…. Emergono in commissione difesa del Senato il vicepresidente Mininno Cataldo e il segretario della commissione, Fabrizio Ortis. Come Morra sono ormai ex grillini ed ex rivoluzionari… Si distingue anche la presidente della commissione d’inchiesta sul Forteto, Angela Anna Bruna Piarulli, che formalmente risulta ancora iscritta al gruppo senatoriale dei Cinque stelle, ma che probabilmente deve aver capito di non avere più futuro in Parlamento. Meglio gli arretrati.