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Milioni di voti in viaggio verso l'astensione se i partiti non capiscono

Francesco Storace
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Milioni di voti viaggiano inesorabilmente verso l’astensione, e i partiti si illudono di poterli recuperare di qui alle politiche 2023. Il motivo lo offrono le cronache quotidiane. Da quando c’è il governo di Mario Draghi, da una parte è scesa inesorabilmente la credibilità di forze politiche incapaci di offrire progetti politici al governo
di cui fanno parte; e dall’altra è sempre più complicato fare fronte ad un’offerta qualitativamente superiore come quella messa in mostra, personalmente, dal premier.
Il che non significa che Draghi sia il migliore, come si punta a far credere.

 

 

Ma semplicemente che gli altri stanno peggio. In pratica i partiti sono ridotti a caserme dove ha diritto di parola solo chi ne detiene la leadership, con scarse possibilità di intervento per chi si azzarda a fornire elementi critici. Vale per tutti, dalla Lega al Pd, ed è un problema per la democrazia italiana. Più di tutti, rischiano di farne le spese Forza Italia e Cinque stelle, che vivono oggettivi momenti di debolezza a prescindere dal posizionamento politico.

 

 

Rischia l’osso del Colle pure Fratelli d’Italia. I sondaggi, lusinghieri oltre ogni dubbio, alla lunga potrebbero assomigliare a quei dollaroni che servivano a Paperon de’ Paperoni per farsi il bagno nella vasca. Ma poi che ci fai? Tutto questo comporta che per il Quirinale, senza tener conto del fattore Draghi, ci si troverà di fronte ad una vera e propria lotteria. Perché nei partiti cova un dissenso sordo e (per ora) muto che esploderà nelle votazioni a scrutinio segreto. Se i gruppi parlamentari non saranno adeguatamente preparati e coinvolti nelle scelte, la certezza è che gli scrutini potrebbero essere davvero tanti prima di arrivare finalmente all’elezione del nuovo Capo dello stato. Ovviamente, sta ai leader capirlo per risparmiare una nuova e pessima figura alla politica, chiamata ad una scelta decisiva per il Paese. Sta a loro dimostrare di esserne capaci.