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Di Battista prende le misure: "Altro che legge Zan prioritaria"

Francesco Storace
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Fantastico Dibba. Non nasconde quel che pensa e lo dice, “ma quale priorità la legge Zan!”, ha mandato a dire, ammutolendo quella galassia pentastellata che ancora resiste appresso alle correnti del Pd. E ha indicato, Alessandro Di Battista, quella che per lui rappresenta “l'emergenza numero uno nel Paese”. Pretende “una tregua nella guerra tra poveri. Una guerra oggi voluta dall'establishment”. 

 

 

Una tesi che ha una sua originalità, ma che viene definita tutt’altro che campata per aria da chi mastica la politica. Ragiona così il leader del Movimento che ci sarà: “Il ddl Zan non è una priorità. Per me oggi sono prioritari i diritti economici e sociali, ma avrei votato sì. I cori da stadio sono stati vergognosi”. E fin qui il tutto potrebbe rientrare nella comparsata simil-pentastellata. Poi, il botto. “Dopodiché vorrei far notare – spara di Battista - che quelle fazioni sono le stesse che 12 ore dopo applaudivano, insieme, per l'approvazione bipartisan della legge finanziaria con annesso il ritorno alla Fornero. Oggi lo Stato è completamente assente, perché il governo è a immagine e somiglianza di Confindustria”. Ce n’è per tutti, pure per chi non sostiene l’esecutivo di Draghi: “L'opposizione? Banalmente non esiste: tranne qualche ex del Movimento, nessuno la fa, ancor meno la Meloni, che su Draghi ha la stessa linea di Salvini e di Letta. Dubito che eleggeranno Draghi al Quirinale". 

 

 

Spesso, in politica il non detto è sempre meglio di quanto si afferma. La realtà è che Dibba si prepara a mettere nel mirino come traditori proprio i suoi ex colleghi grillini. Non sopporta l’idea che si siano accovacciati a Draghi e comincia a suonare la grancassa. Alle politiche lui ci sarà, e vedremo quanta militanza riuscirà a sottrarre a Giuseppe Conte. Dei parlamentari pare che gliene freghi meno di zero, “sono culi da far sedere sulle prossime poltrone”, confida agli amici. Non servono.