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Sugli onorevoli Vinavil ha ragione Salvini

Francesco Storace
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Fanno tutto tranne i ministri. Si impicciano dei capigruppo, fanno i sindacalisti del Parlamento eppure di compiti da svolgere ne hanno. Si è svegliato Renato Brunetta, che al governo dovrebbe rappresentare Forza Italia e un pezzo di centrodestra. Ma non riesce a restare fermo nei panni. Ed esterna. Un giorno se la prende persino con Silvio Berlusconi – che non gli passano più al telefono, impreca – per “la deriva sovranista” al seguito di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Poi, colpisce con inusitata violenza verbale proprio il leader della Lega che ha detto al congresso radicale una cosa semplice semplice: deputati e senatori sono impegnati solo a capire come provvedere a rientrare in Parlamento. Perché tra sondaggi e riduzione dei seggi a pochi eletti toccherà l’onore. 

 

 

Apriti cielo, Brunetta è esploso come la grandine e si è messo a difendere i parlamentari che “lavorano dalla mattina alla sera”. Roba da scatenare un pernacchione collettivo all’indirizzo del ministro che dovrebbe dedicarsi con maggior cura al lavoro del pubblico impiego. Come se Salvini avesse torto. Lo sanno tutti che il rischio maggiore che corre Mario Draghi – nel caso decidesse di tentare la strada del Colle – sta proprio in quelle centinaia di onorevoli e senatori che matureranno la fatidica pensione a settembre 2022 e che di rinunciarci sciogliendo il Parlamento non incasserebbero. E Draghi al Quirinale sarebbe un’ipoteca troppo rischiosa per la durata del quinquennio.

 

 

I maligni dicono che Brunetta abbia risposto per un suo interesse a cui tiene molto. È vero che ha giurato fedeltà a Berlusconi, ma in cuor suo coltiva l’opzione Draghi. Perché poi si aprirebbe il problema di chi mandare a guidare il governo e lui è il ministro più anziano… E’ l’alta politica dei nostri tempi. Ognuno gioca la partita per se stesso, poi all’Italia ci si penserà. Onorevoli Vinavil.