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I portuali di Trieste vogliono le scuse del governo: “Le violenze le abbiamo subite noi”

Francesco Storace
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Ovviamente, i motivi di una protesta si possono condividere o contestare. Ma demonizzare mai, soprattutto se condotta in forma civile.
Ed è questo il punto a cui tengono in maniera assoluta i portuali di Trieste, che certa stampa voleva dipingere come rivoltosi violenti. Sapendo che non è affatto così. Contestano il Green pass e non sembrano i soli in Italia. Sono contrari a qualsiasi ipotesi di obbligo vaccinale mentre il certificato verde rappresenta, per ammissione del governo, la sostanziale obbligatorietà, senza una legge, per iniettare il siero ai “reprobi”.
E non accettano i metodi con cui nei giorni scorsi la forza pubblica, su disposizione dell’esecutivo, si è accanita contro di loro.
Tutto questo lo hanno denunciato al ministro Stefano Patuanelli, che è andato ad incontrarli per conto del governo. E ha promesso loro che riferirà ai suoi colleghi.

 


In quella mezz’ora si sono confrontate tesi opposte, ma la speranza è che la tensione non si acuisca. Stefano Puzzer, il simbolo della rivolta dei portuali e del comitato 15 ottobre, chiede che “il governo si scusi con la città per le violenze che abbiamo subito noi” ed è facilmente immaginabile quale sarà la risposta di Mario Draghi, sobillato dal ministro della salute Speranza e da quella dell’interno, Lamorgese.
Ancora peggiore sarà la risposta sulla richiesta di togliere di mezzo il green pass dai posti di lavoro. Che poi è la più importante.
Il governo farà orecchie da mercante, anche se positivo è stato almeno l’incontro.

 

 

Ma non può bastare una mezzoretta per liquidare una protesta che comunque ha la sua piena legittimità. Tanto più che sembra crescere anche in altre realtà del paese: e il governo dovrà rendersene conto prima o poi, dicono i parlamentari di più lungo corso.
Se la protesta davvero continuerà, sarà difficile pretende di ignorarla con un’alzata di spalle. Per lo stipendio da portare a casa, la gente non è disposta a fare sacrifici del genere.