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Di Maio e i suoi odiavano la politica. Adesso la amano (per le poltrone)

Francesco Storace
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Adesso Luigi Di Maio scrive libri per giurare amore alla politica e ti suscita subito abbastanza ribrezzo. Che quello che è stato il capo politico dei Cinque stelle negli anni ruggenti del 33 per cento ora abbia scoperto l’inchino al Palazzo è qualcosa di orribile. Certo, ha ragione chi dice che tre ministeri consecutivi qualche effetto lo provocano nelle anime belle, ma che ci sia una trasformazione così evidente era davvero inimmaginabile.

 

 

Via i vitalizi (che sono rimasti e si chiamano contributivi); no al terzo mandato (e già si sa che è dimenticato); la politica non può essere un mestiere (tranne che per lui); mai alleanze con i partiti (e le hanno fatte con destra, centro e sinistra). Insomma, la rivoluzione tradita e ora confessata. No, non c’è da fare ironia su chi ha scritto quel libro. Ma amare considerazioni sì, e su chi ha tradito un popolo che ci aveva creduto. Nella scatoletta di tonno ci si sono infilati e hanno fatto direttamente la scarpetta. 

 

 

Adesso dicono che odiavano più i politici che la politica. Espediente per nascondere, in realtà, l’amore per la poltrona. E lo scrivono pure. È l’ennesima conferma della fine di una storia: nel 2023 si voterà e scatterà una folle gara a prendere i pochi seggi che rimarranno ai Cinque stelle nel Parlamento dimezzato che hanno preteso. Gli resterà il reddito di cittadinanza, se non riusciranno a candidarsi per l’agognato terzo mandato… E con gente così vorrebbero eleggere il prossimo presidente della Repubblica, con chi non sa tener fede ad alcuno dei principi declamati. Amici miei, è prevedibile un mercato oltraggioso per il Quirinale. Meglio restare fuori a guardare quello che saranno capaci di combinare. Anche se ne va tristemente del decoro delle istituzioni, a partire da quella più elevata. Ma a loro interessa – lo si è capito – solo il mutuo da pagare.