Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Feltri sfida Sala: “Ma quale dichiarazione antifascista…”

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

Vittorio Feltri da applausi sulle colonne di Libero. Perché ha dato una lezione di stile al sindaco di Milano, Beppe Sala, e lo ha fatto da neoconsigliere comunale di Milano. Buona la prima, potremmo dire. Pare che Sala pretenda dai nuovi arrivati a Palazzo Marino una sorta di dichiarazione di antifascismo, una mania degli ultimi tempi che pare davvero incredibile. Come se non ci fossero già leggi e regolamenti a declinare comportamenti, competenze e poteri dei consiglieri comunali di una città. Si dà il caso che tra i neoeletti – e con grandi voti – figuri proprio Vittorio Feltri, che non ha mandato giù la richiesta di Sala. E con il coraggio che non gli manca si è messo al computer, vergando una nota durissima indirizzata proprio al podestà, anzi sindaco, del capoluogo lombardo.

 

 

Sala “deve essere uno di quelli a cui il successo dà alla testa”, scrive Feltri, rendendo noto che il sindaco milanese si accinge a chiedere ai componenti del Consiglio comunale di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori costituzionali. E pretende che ogni collaboratore firmi un documento in cui affermi di essere antifascista. “Una stupidaggine simile non si era mai registrata in alcun municipio patrio”, è il timbro di Feltri alla stramba iniziativa. 

 

 

Il “consigliere Feltri” si immagina a Palazzo Marino e scrive: “Dovrei proclamare ufficialmente, in aula, di non essere un tifoso di Mussolini, morto ammazzato dai partigiani che lo rincorrevano, e di giurare fedeltà alla Carta. Ma siamo impazziti? Tutta la mia lunga vita testimonia rigoroso rispetto della legge suprema della repubblica democratica, e secondo il primo cittadino, dovrei dire a lui ufficialmente di essere una persona perbene, per giunta priva di simpatie per l'infausto Ventennio dominato dal Duce. Se lo scordi, il signorino Sala. Io non firmerò mai una simile buffonata che mette in dubbio 78 anni della mia esistenza disciplinata, impeccabile”. Prendi e porta a casa, Beppe. La propaganda nei luoghi istituzionali dovrebbe essere vietata e sanzionata.