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Reddito di cittadinanza, furbetti a processo ma non lo cambiano

Francesco Storace
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In settecento andranno a processo – forse, chissà – per aver intascato senza titolo il reddito di cittadinanza. La Procura di Roma li ha indagati. E già così fa sia indignare che ridere. Perché si rubano soldi su cui non si ha alcun diritto e perché immaginare un maxiprocesso su questo reato vuol dire spendere molto di più del maltolto. Se si scoprono decine di finti bisognosi e persino condannati per mafia e terrorismo, davvero non ha alcun senso mantenere immutata quella misura che può essere facilmente aggirata. Sennò non si spiegherebbero i numeri degli imbroglioni. Dice lo scienziato: “Ma i controlli ci sono!”. Vero, e dobbiamo ringraziare la Guardia di Finanza che li scopre. Domanda nostra: ma non era meglio scrivere con maggiore chiarezza la legge sul reddito di cittadinanza?

 

 

Quei soldi servono per aiutare il povero che poi andrà a lavorare per guadagnarsi lo stipendio. Questo doveva essere il principio di una norma utile a superare i momenti difficili di chi improvvisamente si sente sprofondare nella miseria. Se ne hanno approfittato troppe persone senza titolo, ci aspettiamo l’autocritica di una politica che si ostina a non voler vedere quello che succede. In Consiglio dei ministri si è allungata la disponibilità economica per quest’anno di qualche altro centinaio di milioni di euro. Chissà nelle tasche di quale manigoldo finiranno.

 

 

Mario Draghi non si faccia intimidire da Pd e Cinque stelle nella difesa di una misura che scoraggia chi vorrebbe credere nello sviluppo dell’Italia. Sì al sostegno alla povera gente – e ci mancherebbe – ma soprattutto al reinserimento al lavoro perché l’assistenzialismo non aiuta la nostra economia. E stupisce che uno che di economia se ne intende come il premier si faccia mettere sotto dai campioni dell’assistenzialismo che dicono no alle richieste di cambiamento che sono arrivate da Lega, Forza Italia e Italia Viva in consiglio dei ministri. Anche lui si confronti con il paese reale.