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La campagna antifascista finisce con le violenze anticomuniste contro Michetti

Francesco Storace
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Chi strilla ora alla violenza anticomunista, segretario Landini? Le inqualificabili minacce vergate al comitato elettorale di Enrico Michetti sono la firma ad una campagna ossessionante della sinistra sull’antifascismo. Alla fine escono fuori nella loro natura “militante” e passano agli “avvisi”. Poi, si sa come finisce, per storia che a Roma si è vissuta per anni. Questa campagna elettorale si trascina alla conclusione col ballottaggio piena di ferite sanguinose, polemiche davvero cattive. Si dirà: non è la prima volta. Certo, ma è sempre peggio se questo è il clima.

 

 

Si è cominciato con il caso Morisi. Poi Fanpage. E ancora il rovistaggio nel sito della radio vicina a Michetti. Poi il servizietto alla Cgil con tanto di scorta del Viminale. La mozione per sciogliere Forza Nuova. Tutto per innescare un clima di feroce contrapposizione contro la destra, con tanti di noiosi appelli professorali ad un antifascismo necessario solo ad acchiappare voti. Giustamente, arriva invece il compagno che si incarica di condire il tutto con il danneggiamento esterno del comitato di Michetti. Insomma, hanno sciupato l’occasione di parlare del futuro della Capitale d’Italia per innescare odio e alla fine violenza e minacce.

 

 

Certo, tutti esprimono solidarietà a Michetti, non uno, però – e sfottevano la Meloni – pronuncia una parola sulla “radice”, questa volta comunista, dell’azione contro il candidato del centrodestra. Ricorda Enrico Letta le “sedicenti” Brigate rosse di un tempo? Sostanzialmente siamo alla stessa modalità di reazione da parte della sinistra ufficiale. Pronti ad appiccicare alla destra parlamentare comportamenti che non le appartengono, ma sveltissimi a nascondere sotto i loro tappeti l’immondizia che hanno coltivato per anni. Questo clima è insopportabile, soprattutto perché sottovalutato da chi per mestiere deve prevenire la violenza. E vuoi o non vuoi sempre al ministro Lamorgese – e alla sua conclamata incapacità – che tocca tornare. Ma per Draghi lavora bene…