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E' un clamoroso autogol l'attacco della sinistra per la condanna di Mimmo Lucano

Francesco Storace
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Qualcosa non funziona più nelle teste delle sinistre. L’attacco scriteriato alla sentenza di condanna di Mimmo Lucano è difficilmente spiegabile per uno schieramento che si è sempre elevato a servizio d’ordine della magistratura. La pretesa di giudicare i giudici è davvero incomprensibile nel loro caso. Certo, tredici anni di carcere sono assai. E le motivazioni spiegheranno probabilmente che cosa ha portato a quel tipo di condanna. Magari appello e Cassazione ribalteranno tutto. Ma il can can sollevato è davvero inaccettabile. Soprattutto perché proviene da uno schieramento politico che non ha esitato ad applaudire le condanne degli avversari politici e a contestare le loro assoluzioni. Persino nel caso Dell’Utri-Mori a Palermo si sono registrate proteste per le fine ingloriosa del teorema sulla cosiddetta trattativa Stato Mafia.

 

 

Più di tutti colpisce la dichiarazione di Enrico Letta che è arrivato a dire che una sentenza come quella su Lucano mina la credibilità della magistratura. C’era bisogno della decisione sull’ex sindaco di Riace? Si è accorto Letta di quante persone affollano i banchetti della Lega e dei radicali per sottoscrivere i referendum sulla giustizia? In realtà, la sinistra è ferma alla solita storia dei due pesi e due misure. Inflessibile col nemico, clemente con se stessa.

 

 

Con un clamoroso autogol. Elevando il cosiddetto modello Riace a sistema modello per l’integrazione, si compie un’operazione masochistica: perché se si arriverà in Cassazione con la conferma – magari attenuata nella pena – della responsabilità di Lucano, il risultato sarà la prova dell’illegalità rappresentata da quel sistema. Invece si sono precipitati tutti a difendere il condannato e a condannare la magistratura. E tutto questo perché si è alla vigilia delle elezioni amministrative e delle regionali calabresi. Alle quali Lucano è candidato. Se dovesse essere eletto, sarebbe messo fuori gioco dalla legge Severino. Ovvero da quelle norme che Salvini vuole abrogare e la sinistra no.