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Una domanda per Mario Draghi: la casa la lasci in pace o no?

Francesco Storace
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Caro presidente Draghi, ormai la domanda gliela faranno in molti: la lasciamo in pace la casa di proprietà o dobbiamo proprio maledire quel mattone che ci siamo comprati con mutui e sacrifici? E stavolta bisogna rispondere un po’ più seriamente che con la sufficienza dimostrata nella recente conferenza stampa. Affermare che si rivedono gli estimi catastali e le tasse non aumentano è una bellissima dichiarazione, ma nessuno ci crede. In primo luogo perché allora bisogna spiegare qual è il motivo dell’operazione se non comporta vantaggi per l’erario; molto spesso la casa è stata il bocconcino prelibato di troppi governo.

 

E poi, come si fa un’operazione del genere… pagheremo di più sulla fiscalità generale? Congelate l’inasprimento fiscale per qualche anno e poi ce lo scaraventate addosso tra qualche tempo? Verità, è questo quello che chiediamo. E il governo deve essere preciso. Perché in ballo ci sono le vite degli italiani, i diritti dei loro figli, il risparmio di un popolo. Oppure ha ragione il leghista Claudio Borghi quando scrive cose che ci fanno dubitare? “La riforma del catasto fatta sì ‘ma senza alzare le tasse a nessuno’ è come portarti in sala operatoria, metterti sul tavolino, preparare l'equipe, accendere le luci, farti il segno su dove incidere per toglierti il rene ‘ma tranquillo non te lo togliamo mica’".

 

 

Rispondere seriamente, please. Ne va della credibilità di un esecutivo che ha già imposto sacrifici sufficienti agli italiani. Ma ipotecare persino il futuro - pare che servano soldi da restituire all’Europa per i famosi fondi del Pnrr - sarebbe una beffa davvero inaccettabile. Ti puoi inventare green pass, lockdown e chissà quali altre diavolerie: ma mettere le mani sulle nostre case sarebbe un delitto che farebbe insorgere troppa gente. Dracula lo abbiamo conosciuto ai tempi di Mario Monti. E prima ancora quando comandavano Prodi e Visco. Abbiamo già dato