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Le minacce di morte grilline a Renzi non scalfiscono Letta che ne vuole i voti a Siena

Francesco Storace
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Accade tutto in Toscana. Matteo Renzi è di lì. Enrico Letta pure, anche se di ritorno dall’esilio francese e si candida nel collegio sbagliato. Giuseppe Conte va a fare comizi in Toscana con il prode Andrea Scanzi, pure toscano. Le minacce di morte all’indirizzo di Renzi a Montevarchi le hanno sentite tutti. E sono rimbalzate ovunque dal quel comizio toscano. Eppure, ci fosse stato qualcuno, nel centrosinistra, a prendere di petto in maniera dura chi ha gridato quello “sparategli” dalla piazza di Conte, rivolto al leader di Italia Viva.

 

 

Certo, “Giuseppi” ha scritto un timido post senza peraltro citare il nome di Renzi. “Il leader di Italia Viva” per Conte è più che sufficiente per definirlo. Enrico Letta è stato addirittura zitto, neppure una parola di censura, e vuole prendere i voti del partito del “leader di Italia Viva” in un collegio dove i renziani prendono il 7,5% dei voti.
Tutto questo si chiama rancore personale. Per Conte e Letta le ferite non si rimarginano. Renzi li ha disarcionati entrambi e non gliela perdonano, neppure di fronte a minacce incivili: “Fatelo fuori”, gridavano al comizio di Conte. E chissà se sarà frullata la parola “magari” nella testa del neocapo del movimento Cinque stelle. Che a parole dice non si fa e nei fatti liscia il pelo a tanto estremismo.

 

 

Peccato che nei profili social di Letta, non ci sia traccia di solidarietà a Renzi dopo gli inviti ad ammazzarlo degli ultras grillioti. Ed è davvero curioso che Letta non sprechi una sola parola contro quelle minacce di morte a Renzi. Ma a Siena pretende il voto da “quelli di quella cosa lì”… come nel Pd chiamano gli adepti di Italia Viva. Triste, triste, tutto questo è davvero triste. In gioco non c’è il destino di un’alleanza ormai frantumata, ma un valore come il rispetto personale. Se le minacce di morte passano sotto silenzio è la fine di una convivenza civile. È estremismo settario.