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Grillo e la droga, un modo cinico per affermare chi comanda nei Cinque stelle

Francesco Storace
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Ancora più che il tema, poté il metodo. La sparata di Beppe Grillo sul referendum per la droga libera – di questo si tratta – agita le acque del Movimento Cinque stelle, si chiedono se Giuseppe Conte lo sapesse, che gli è preso al fondatore. Non discutere prima una decisione del genere, pubblicizzata via social, dà l’idea che si sia ancora fermi a chi comanda. Con quel tanto di cinismo che non si blocca di fronte ai disastri che si rischia di commettere. Poi, certo, anche la materia. E comunque non c’è da meravigliarsi. I grillini sono fatti così, cercano il clamore e il caso si presta. In effetti, ogni volta che pronunciano le loro sventatezze il dubbio che si sia già provveduto alla legalizzazione degli stupefacenti ti viene.

 

 

Però in questa fase il dubbio è proprio l’altro. Beppe Grillo, quando fa le sue sparate – e soprattutto quando sono rarefatte – colpisce e fa sbandare l’uditorio. È arte. Però è anche politica, e politica piuttosto estrema per la verità, che rischia di incendiare ancora di più il dibattito tra i protagonisti. Oggi la cosa più facile da fare sarà promuovere i referendum. Con la firma digitale arriva la politica da divano e sarà facile raggiungere l’obiettivo delle sottoscrizioni necessarie senza scomodarsi ai banchetti come avveniva con l’antica e gloriosa militanza.

 

 

Se ne indiranno dei più fantasiosi, chissà se questo sarà un bene. Certo è che aver scelto quello sulle droga significa spaccare la pubblica opinione in due. Perché il tema è sempre dormiente ma quando si toglie il velo, le parole si infuocano. Grillo ha fatto questa scelta durissima, Conte sarà costretto a seguirlo, e alla fine anche il tiepido Enrico Letta si farà dare la linea dai pentastellati. Starà al centrodestra fissare la linea di confine tra il “diritto” a drogarsi e il valore che considera l’uso degli stupefacenti un delitto contro se stessi e la società. Sarà un bel casino.