Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Se il compagno è condannato a 17 anni si può candidare

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

Se un candidato della Lega o di Fratelli d’Italia indossa una maglietta nera della Lacoste, attendiamoci una gragnuola di dichiarazioni dalla sinistra più o meno grillin-piddina affinché Salvini e la Meloni “prendano le distanze”. E che diamine, pericolosi eversori.

 

 

E' sempre così quando c’è la campagna elettorale. E i media più importanti seguono a ruota a cantare l’indignazione generale per l’oltraggio alla democrazia. Ma succedono anche altre cose, ben più scandalose, per le quali non si avverte mobilitazione, nessuno che strilla alla vergogna, tutti zitti. Provi il lettore a immaginare se uno qualunque dei partiti del centrodestra avesse candidato un condannato a 17 anni di galera, sia pure in primo grado. Sarebbe venuto giù il mondo, quantomeno per chiederne conto. Ne ha parlato Il Fatto, dalla politica neppure una parola. Accade che in un paese della provincia di Taranto, San Giorgio Ionico, quasi quindicimila abitanti, la lista del Pd sia capeggiato dall’ingegner Salvatore De Felice. Costui è stato condannato a 17 anni di carcere per inquinamento ambientale nel processo "Ambiente svenduto". Il procedimento giudiziario si riferisce allo sversamento di veleni nell'area dell'ex Ilva di Taranto. E il Pd lo esibisce come proprio biglietto da visita nelle elezioni comunali. La sentenza di primo è grado è di fine maggio, e il verdetto ha colpito gli ex proprietari, i responsabili dell’acciaieria, uomini politici e delle istituzioni.

 

 

Compreso – e ad una pena elevatissima – il De Felice, che peraltro è già stato consigliere comunale del Pd, oltre che suo dirigente locale. Diciassette anni di reclusione non sono certo uno scherzo e vedremo che cosa accadrà in Appello e in Cassazione. Certo è che una persona che abbia una condanna del genere dovrebbe avere altro a cui pensare piuttosto che ad una campagna elettorale di municipio. Ma si sa, a sinistra sono speciali… Aver riempito l’ambiente “di sostanze nocive per la salute umana, animale e vegetale, diffondendo tali sostanze nelle aree interne allo stabilimento nonché rurali e urbane circostanti" deve essere considerata cosa da niente.