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La sceneggiata di Conte sulle fatiche del leader

Francesco Storace
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Dura la fatica di prendere voti senza uno straccio di idea, di coerenza, di valori. Giuseppe Conte ha ammesso di non avere il fisico da leader. Non sta più a Palazzo Chigi con la corte, ora deve fare i conti con comizi e scappati di casa. A Modena si è fatto sfuggire un’affermazione che serve solo a far sobbalzare qualche suo ultrà. Non vede “un orizzonte poi così lungo” per l’incarico che ha appena assunto alla guida dei Cinque stelle. E se ci pensiamo è sorprendente. Ma sempre più sorprendenti sono le cose che dice e che appaiono incredibili. Prima mette le mani avanti sull’esito delle comunali – “non è roba mia”, dice sulle candidature che deve sostenere – poi inanella discrete gaffe.

 

 

Con la Raggi al suo fianco confonde azienda dei trasporti e quella dei rifiuti. A Milano fa peggio, dove battezza la candidata sindaca pentastellata con il nome di una rinomata – si dice – escort della città. E altre ancora che fanno capire che la sua campagna elettorale non regge i ritmi massacranti che un leader deve saper coprire. E poi, Beppe Grillo. Nel cerchio magico di Conte qualcuno si sfoga e confida la delusione dell’avvocato del popolo per l’atteggiamento del Guru. “E’ sparito, non fa più nulla per noi”. Anche se a dire il vero sembra la stessa commedia dello statuto, quando Conte minacciò di rinunciare al vertice M5s. Sarà così anche stavolta, con la drammatizzazione e poi il solito abbraccio di cartone?

 

Così come non va sottovalutata la difficile selezione interna per il vertice del Movimento. I pretendenti sono troppi e lui potrebbe aver bisogno dell’arma solita per mettere a tacere il dissenso. “Mi sono stufato, mi stanco”, la frase adatta per non farsi rompere le scatole. Insomma, il solito furbetto che vuole la pappa pronta e come piace a lui. Sembra proprio una sceneggiata.