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Letta ha sempre più paura per il voto di Siena: troppe promesse fasulle

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Francesco Storace
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A Siena ridono ogni volta che compare all’orizzonte Enrico Letta. La disperata ricerca di voti per il collegio da cui traslocare alla Camera dei Deputati è sempre più faticosa. Il segretario del Pd è alle corde. Ha capito che il disincanto verso le sue parole quotidiane è generale ed è sempre più complicato ingannare il popolo dopo tanti anni di impegni disattesi.

 

 

E lancia persino appelli al governo, come un estremista qualsiasi. Per favore, l’esecutivo incontri “il più rapidamente possibile” – magari prima del 3 ottobre, a mani giunte… - “i rappresentanti dei lavoratori e i rappresentanti delle istituzioni”. Perché Letta teme la congiura del silenzio attorno alle vicende turbolente di Banca rossa, il Monte dei Paschi. Intanto, nei suoi colloqui senesi si fa avanti ad assicurare che li incontrerà lui nei prossimi giorni per fare le solite promesse elettorali da parte di chi non ne ha imbroccata una. Il bla-bla verterà sulla consueta garanzia di salvaguardia dei livelli occupazionali. Ma se lo dice lui deve temere la contraerea fatta di risate o di parolacce, perché non gli crederà nessuno.

 

 

Poi giurerà sulla permanenza del marchio e sul rapporto col territorio. Ovvero su tutto quel che è messo in discussione dall’offensiva di Unicredit per papparsi la banca.
In realtà – dicono i suoi interlocutori locali – si tratta solo di chiacchiere. Ad esempio, finora non una sola cifra è uscita sul futuro delle rete di agenzie in provincia di Siena. E quindi nessun impegno sulle migliaia di dipendenti che temono esuberi massicci. Ci si era illusi di avere di fronte un soggetto attivo della partita di maggioranza sul delicato dossier. Invece non si riesce a ricavare alcunché dalle affermazioni di circostanza del segretario del Pd, candidato malcapitato a Siena. E lui, povero, se la sta facendo sotto perché in realtà teme un solo esubero, il suo. Per volontà elettorale.