Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Occhio Presidente, che sui vaccini gli errori ci sono stati

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

Sergio Mattarella, con l’indubbia autorevolezza della cattedra da cui parla, ci ha messo del suo. Spinge, il Presidente, verso l’obbligo vaccinale, che rappresenterebbe una specie di esclusiva italiana nel panorama globale. Ed è un tema che sembra affascinare sempre più parlamentari, che vogliono “togliersi di mezzo ‘sta pandemia”, come se fosse un calcolo renale da espellere.

 

 

E invece è una questione che tocca diritti che spetta anche e proprio al Capo dello Stato presidiare. Chi scrive non ha avuto dubbi né nel vaccinarsi, né nel dotarsi di green pass. Ma se c’è ancora un numero considerevole di persone che stenta a credere in quello che gli viene proposto, c’è da chiedersi perché, piuttosto che pensare ad un obbligo per legge. Non può sfuggire a Mattarella che c’è diffidenza verso i vaccini, perché si è comunicata in maniera pessima la loro utilità. Sa il presidente che cosa ci si chiede oggi? “Ci siamo fatti due dosi di vaccino, però dobbiamo continuare con la mascherina, col distanziamento sociale: e perché ce lo hanno fatto fare?”. E tutto questo perché si è capito che nonostante il siero si può contagiare ed essere contagiati. In aggiunta ci si dice che bisogna che bisogna fare la terza dose, perché le prime due non bastano. Sa un po’ di presa in giro, diciamo.

 

Dalle istituzioni ci attendiamo messaggi chiari, e non pretese di fideistica adesione ad una pratica che è stata messa su con molto pressappochismo. Si dia fiducia al popolo italiano e l’obiettivo dell’immunità di gregge sarà raggiunto senza forzature. Ma se l’appello del presidente Mattarella viene letto come protezione per il ministro Speranza che comincia a riparlare di nuove misure restrittive – quasi un nuovo lockdown annunciato – si rischia assai per la credibilità delle stesse istituzioni. È molto meglio andarci assai più cauti anche dalle parti del Quirinale. Con tutto il rispetto che merita il Colle.