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Vogliamo la diretta per il vertice di Centrodestra con i ministri…

Francesco Storace
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Dovrebbero trasmetterla in streaming la riunione che Matteo Salvini e Silvio Berlusconi hanno in animo di svolgere con i loro capigruppo e sopratutto i loro ministri.
A Montecitorio c’è chi sogghigna e già vede naufragare - tra i cosiddetti non garantiti di collegio - le prove generali di partito unico.
Troppo generosi nell’immaginazione i leader di Lega e Forza Italia. Avere al loro fianco Molinari e Romeo e Occhiuto e Bernini non potrebbe essere sufficiente con i “loro” ministri.
Sì, “loro” tra virgolette. Perché ormai è noto che i membri del governo se li sono scelti direttamente Sergio Mattarella e Mario Draghi.

 

 


Mettiamoli in fila: Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia ed Erika Stefani per la Lega (che almeno pubblicamente stanno dalla parte del partito, salvo poi essere spesso in contrasto con Salvini); e Maria Stella Gelmini, Renato Brunetta e Mara Carfagna, allineati più con l’antisovranista Gianni Letta che col grande Capo di Arcore.
Basta leggere l’intervista rilasciata - e pubblicata con grande evidenza - da Mara Carfagna al Giornale. (E se a parlare fossero stati Brunetta o la Gelmini la sostanza non sarebbe stata diversa).
Prevale lo spirito dei Draghi boys e si annulla ogni rappresentanza delle idee dei partiti che li hanno fatti eleggere da decenni ormai.

 

 

Dice la Carfagna sulla sua collega del Viminale, Luciana Lamorgese: “La valutazione dell’efficacia dell’azione di un ministro non può essere fatta con la contabilità degli sbarchi”. E già qui sarebbe interessante vedere la faccia di Salvini - ma anche di zio Silvio - di fronte ad una frase che nemmeno Enrico Letta riuscirebbe a tirare fuori a difesa della ministra dell’Interno.
Di più. Per la Carfagna la Lamorgese è “vittima di una campagna di delegittimazione pretestuosa che segue un pessimo copione italiano: la ricerca ossessiva di un nemico a tutti i costi”.
Alleati. “Di chi?”, ci si chiede dalle parti di via Bellerio.