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Plebiscito solitario per Conte. E ora cominciano i problemi per Draghi

Francesco Storace
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Deve essere un’emozione indicibile votare per il nuovo presidente del Movimento Cinque stelle. In due giorni, Giuseppe Conte ha scalato la montagna e ha piazzato la bandierina, la pochette, il fazzolettino. Immaginate l’elettore che soddisfazione deve aver provato. Ha acceso il computer e si è messo a caccia della nuova piattaforma. Ha cliccato ovunque gli indicavano e alla fine ha trovato l’oggetto del desiderio. Non un elenco di nomi di candidati alla leadership, ma un nome solo. Senza nemmeno la fatica di doverlo scrivere sulla scheda. Macchè, già stampato con accanto un sì o un no. La chiamano democrazia. È una finzione.

 

 

 

Comunque fatti loro, si potrebbe dire, e del “presidente” Conte. E invece sono anche fatti nostri visto che parliamo della guida della prima forza politica del Parlamento. Affidata ad un ambiziosissimo personaggio che è riuscito a scardinare i principi per cui i Cinque stelle nacquero pur di conservare un proprio potere personale. Da oggi in poi, l’ex premier avrà mano libera per sabotare l’azione del governo guidato dal premier che odia e organizzare le truppe più fedeli a lui, senza Beppe Grillo di mezzo. Conte rischia davvero di trasformarsi in una mina vagante di cui non si avvertiva la necessità, l’importante è saperlo prima e prendere le misure.

 

 

 

 

Anche perché a semestre bianco iniziato, comincia l’era dei dispetti politici senza il rischio dello scioglimento anticipato delle Camere. E Conte sa anche che dopo le elezioni rischia grosso. Per questo tenterà di capitalizzare la sua posizione. Per ottenere che cosa dipenderà dalla capacità di resistenza alle pressioni da parte del presidente Draghi. Si è aperta una partita politica sulla quale nessuno può scommettere un centesimo su come finirà. E già questo la dice lunga sull’ipocrita definizione di statista per troppo tempo appioppata all’avvocato del popolo…