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Quando Letta fece il palo alla Ong che vorrebbe Salvini in galera

Francesco Storace
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Chi conosce le cose della politica ormai non si meraviglia più di nulla, se non del candore di certi “osservatori” che fingono stupore per le ricorrenti polemiche tra Enrico Letta e Matteo Salvini. Che in realtà seguono percorsi davvero differenti. Letta ha bisogno ogni giorno di spiegare la sua alleanza di governo, Salvini tenta di evitarne il sabotaggio. Spiegazione facile? Tutt’altro. Basti vedere il calendario politico.

 

È il segretario del Pd a disseminare ogni giorno di ostacoli il percorso del governo di Mario Draghi. Le scivolate più note sono rappresentate dal tentativo di introdurre nuove pesantissime tasse, per finire con le spericolatezze sulla legge Zan per non parlare dello Ius soli che ogni tanto si ripropone in Parlamento. Il che, in un governo nato per battere la pandemia e puntare sulla ricostruzione, c’entra davvero come i cavoli a merenda. Per non aggiungere altro sulla rincorsa quotidiana ai desideri dei grillini. Salvini sente la responsabilità del sostegno al governo e vorrebbe scansare ogni ingombro. E fa sorridere che Letta se la prenda per quel “palo” con cui il leader leghista lo ha bollato. Epiteto assolutamente meritato per aver spalleggiato malamente il tentativo pentastellato di far naufragare la riforma della giustizia.

 

Fa il risentito, Enrico Letta, e finge. Perché sa che nessuno dimentica quella felpa inneggiante all’Open Arms, la Ong per la quale Salvini è a processo addirittura per sequestro di persona. Ma si sa, lo stile Pd impone anche questo. Per non parlare dei silenzi rossi di fronte alla marea di minacce di morte contro il capo leghista e la sua famiglia sui social e sui muri delle città. Ma di questo al Nazareno non parlano mai, la solidarietà non la possono mostrare. Vogliamo sperare che sia per ciniche ragioni elettorali e non per condivisione dell’odio vomitato su Salvini. In un caso come nell’altro resta uno schifo. Perché comunque fanno da “palo” ai delinquenti.