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Quel teatro sulla giustizia solo per le bandierine. La rivoluzione verrà per via referendaria

Francesco Storace
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Ma che bel teatro sulla giustizia. Pareva Orazi e Curiazi del terzo millennio, la sfida all’ultimo sangue, Giuseppe Conte contro Mario Draghi e il resto del mondo, alla fine la riforma l’hanno approvata in consiglio dei ministri all’unanimità. Una commedia, insomma. Non ci sono altre parole per definire la pièce di Palazzo Chigi, le tantissime ore che ci sono volute per concludere l’esame della riforma sulla giustizia da parte dei ministri. Ora si metterà domenica la fiducia alla Camera, a settembre toccherà al Senato.

 


Tanto sangue per nulla, e forse non era nemmeno sangue perché alla fine quello che conta sono le bandierine di partito. Il bello è che le sventolano tutti, è come alle elezioni, quando il giorno dopo tutti dicono di aver vinto, a partire da chi ha perso. In realtà, erano i Cinque stelle quelli che se la sono fatta addosso più di tutti. E un fatto è certo: la prescrizione è stata reintrodotta nell’ordinamento esattamente come prima del tempo di Alfonso Bonafede, guardasigilli de’ noantri, con qualche differenza su reati e tempi di estinzione del processo. Ma il principio che mosse l’incredibile ministro grillino è stato spappolato, sciolto, disintegrato.

 

 

Tutto bene, dunque? Macché, il Pd ha fatto la parte del vassallo dei pentastellati e per mettere in mostra la bandiera rossa aspetta che sventoli quella gialla. Sul fronte del centrodestra, un sì con qualche riserva, perché alla fine è mancato un po’ di coraggio su temi veri da parte del premier e della ministra Cartabia. Però meglio piuttosto che niente e a Palazzo qualcosa di innovativo è uscito fuori. Ma la vera spinta stavolta toccherà al popolo e non a caso lo ha ben notato Il Giornale. Saranno i referendum i promotori del cambiamento autentico che è necessario per una giustizia autenticamente giusta. Il fatto che siano stati approvati anche da diverse regioni li mette al riparo da colpi di mano. E se le firme – come negli obiettivi di Matteo Salvini e dei radicali – supereranno il milione, per certi togati di parte sarà la fine della prepotenza